BULLISMO A PORTATA DI MANO. Lettera sfogo di un genitore.

In questi giorni mi è capitato di essere contattato, tramite la redazione, da una mamma che si lamentava sul fatto che ragazzi delle scuole superiori facessero delle vere e proprie intimidazioni nei confronti dei altri di prima superiore e che stanno frequentando i primi giorni di scuola. Questi atti di bullismo avvengono in piazza, marciapiedi o bus pubblici. Non sapevo, visto che Memagazine ha come scopo la diffusione di “cose belle”, se proporre o meno l’articolo. La redazione ha deciso che un argomento così importante va trattato per far si che una cosa brutta diventi poi una… “cosa bella”.

Sono atti di bullismo, continua quindi questa mamma, che per qualcuno vengono interpretati come una cosa non così grave. Suo figlio li ha subìti e ora si rifiuta di perpetrarli a sua volta. E incontra difficoltà perché…..si viene quindi isolati dal gruppo.

La Mamma mi scrive successivamente una lettera che riporto “fedelmente”:

“Sottoporre per i più piccoli veri e propri atti di bullismo (scritte oscene su tutto il corpo, anche bestemmie con pennarelli indelebili, spruzzare farina e/o uova o schiuma da barba sulla testa o su abbigliamento che si rovina in maniera irrecuperabile).

Ho provato a parlare con alcuni ragazzi, senza risultato.

E gli adulti che passano? Rimangono indifferenti, magari con un cenno di disappunto, se sporcati da eventuali residui di farina o acqua, oppure a volte fanno addirittura trapelare anche un sorriso, pensando che tutto aiuta a crescere, d’altronde il pensiero che tutti facciamo è quello che…. “chi non è mai stato un piccolo teppistello infondo” ed è comunque cresciuto bene?

La questione è questa…Ragazzi di 15/18 anni che si sfogano con ragazzi di 14 anni.

Ogni anno in questo periodo succedono queste cose, su ambienti o bus pubblici, la frequenza è continua e in aumento, atti di prepotenza e bullismo poiché in questi spazi mancano figure educative, e ciò consente ai ragazzi prepotenti di utilizzare questi spazi come “zone franche”, dove fanno quello che vogliono.

Capisco che l’adulto che prova ad alzare un po’ la voce per evitare di fare parte di quel “gioco”, se così vogliamo chiamarlo, rimane comunque in difficoltà anche solo nei toni e nelle parole che escono dalle bocche dei ragazzi stessi.

Capisco che anche il conducente del bus si deve occupare della guida del mezzo e non può essere incaricato della gestione della disciplina a meno che non si verifichino forti intemperanze.

Purtroppo credo che sia il momento di parlare, anche attraverso la stampa, direttamente ai genitori dei ragazzi più grandi (17/18 anni) facendo presente la difficoltà gratuita che un ragazzo più piccolo deve affrontare in un momento particolare della sua vita, in cui la scelta di una nuova scuola, di una nuova città, di nuovi compagni, insomma di nuove emozioni, che si scontrano con comportamenti che i loro figli perpetuano ad altri figli più piccoli di altre persone.

È il momento anche di stimolare / sensibilizzare gli adulti che viaggiano sui bus affinché facciano sentire che, pur in mancanza di persone con funzioni educative ufficiali rimettano ordine quando è necessario.

Questa lettera vuole anche far presente alle forze dell’ordine che la loro presenza potrebbe aiutare a far capire, a tutti noi, quanto sia importante un loro intervento correttivo, ponendo dei limiti a tali trasgressioni facendoci sentire un po più forti nel farci punto di riferimento.

Spero che questa lettera sia solo un modo per rendere la nostra società un po’ meno difficile, visti i continui esempi negativi che ci offre.

Genitore di un ragazzo 17enne”

 

So, di certo, che la polizia locale di Padova grazie a questa e altre segnalazioni si è data subito da fare ed è intervenuta (continua tutt’ora a farlo) per contrastare questo fenomeno che, ahimè, andava anche un po’ al di là di frasi e farina.
Ringraziamo la polizia locale e il Comune di Padova e li invitiamo a tenere gli occhi sempre “aperti”. Sappiamo che atti di bullismo portano a volte anche a gesti estremi.

Ai ragazzi, invece, diciamo che la vita offre molti divertimenti anche senza dover necessariamente ricorrere ad abusi o soprusi su ragazzini più piccoli.
Quello non è un atto di forza, ne di coraggio. E’ tutt’altro.

Renato Trincanato

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