Danno agli animali da lavoro e di affezione

E’ necessario distinguere il risarcimento del danno patrimoniale e non.
Sul danno patrimoniale, se gli animali sono di affezione, spetterà al proprietario il solo risarcimento delle spese sostenute per le cure veterinarie e, nell’ipotesi di uccisione dell’animale, anche quelle sostenute per la sepoltura e l’eventuale successivo “acquisto” di altro animale di equivalente tipologia; se gli animali sono da lavoro, oltre alle spese appena descritte, il proprietario potrà pretendere anche il risarcimento da lucro cessante da liquidarsi nel rigore delle norme in materia di prove.
Per quanto attiene al danno non patrimoniale, conseguente alla perdita dell’animale da affezione, una sentenza della Corte di Cassazione (n. 26972/2008, una delle quattro sentenze gemelle cosiddette di “San Martino”) ha negato la risarcibilità, definendolo danno “bagatellare”, e come tale sprovvisto di copertura costituzionale.
Sentenza non condivisibile, non solo da parte della dottrina che lo inquadra all’interno dell’ampia categoria del danno esistenziale, ma anche secondo i principi della Legge n. 281/1991, Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, la quale all’art. 1 afferma che lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione…”. Per di più, il rapporto animale-uomo tutelato dalle leggi, ben può annoverarsi fra le attività realizzatrici della persona, con riferimento agli art. 2 e 3, comma 2, Cost.
Le corti di merito che si sono pronunciate nella materia, si sono allontanate dalle statuizioni della Corte di Cassazione, riconoscendo la risarcibilità del danno (in particolare, Tribunale di Torino, n. 6296/2012). Per la quantificazione, invece, si deve ricorrere alla liquidazione in via equitativa.

Christian Fabris
By | 2018-01-19T16:28:32+00:00 gennaio 19th, 2018|Diritto in strada, LIFESTYLE, Uncategorized|0 Comments

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