Il Nome della… Villa Giantin a Campoverardo

In un nostro precedente articolo abbiamo parlato della bellezza e delle caratteristiche di una villa di Campoverardo, che si trova ai confini con Fossò, attribuendole erroneamente il nome di Villa Sargenti-Giantin.

Con questo articolo cercheremo di far luce sui passaggi di proprietà del prezioso edificio.

Innanzitutto bisogna ricordare che in passato era comune tramandare oralmente la storia dei paesi, dei loro abitanti, delle ville e delle leggende e non vi erano molti documenti scritti che attestavano con certezza le informazioni; e forse c’è questa modalità all’origine  dell’errore di denominazione della villa. Si pensava, infatti, che il marchese Manfredini acquistando la tenuta di Campoverardo nel 1811 dai Canal, avesse deciso di “donare” al “suo fido compagno di tante battaglie” e segretario Sargenti  (il quale aveva seguito il suo padrone dal Granducato di Toscana fino alla quiete della campagna veneta), questa splendida dimora.

Ma, a confutare questa tesi orale tramandata negli anni, è stato un attento esame dei documenti conservati nell’archivio parrocchiale di Campoverardo ad opera di Diego Mazzetto, che ha scoperto come la famiglia Sargenti fosse presente in quella zona ben prima dell’arrivo del marchese.

Probabilmente Manfredini conobbe i Sargenti proprio al suo arrivo a Campoverardo e affidò loro la gestione della sua tenuta, dando continuità al ruolo già affidato dalla famiglia Canal.

Che la villa non sia mai stata di proprietà dei Sargenti lo dimostrano anche alcuni documenti in cui si cita come proprietaria della villa dal 1675 la famiglia Sansoni fino al 1741, anno in cui questa venne acquistata da Francesco Diedo fu Bonaventura. Quindi, nel 1792, subentrò Anzolo Barbaro fu Agostino, fino ad arrivare alla famiglia Dragonetti.

In alcuni documenti del 1806 viene citato Iseppo Dragonetti come proprietario e a testimonianza di ciò, sul pianerottolo della villa che conduce al secondo piano, vi è uno stemma raffigurante un drago simbolo della famiglia, probabilmente posto in opera in occasione di alcuni lavori di ristrutturazione.

Come si nota dalla ricostruzione dei fatti, la villa fu abitata da diversi membri della casata dalla fine del ‘
700 fino a buona parte dell’’800, prova che i Sargenti non avrebbero potuto risiedere nella stessa residenza contemporaneamente. Ciò è confermato da un documento dell’archivio parrocchiale che descrive come le due famiglie abitassero su numeri civici diversi.

Vi sono poi alcune informazioni, sempre conservate nell’archivio parrocchiale del paese, che confermano come l’oratorio della Santissima Madonna del Rosario, che contiene importanti affreschi e una pala di Pietro Tantini, fosse in origine proprietà dei Sansoni di Venezia  e dei Dragonetti poi.

Fu poi la volta di Carlo e Francesco Mescalchin, e a loro si deve l’istituzione di una mansioneria dell’oratorio a favore del cappellano di Fossò, fino al 1892, quando gli attuali proprietari, i Giantin, entrarono in possesso della proprietà.

Quelle che leggete in questo articolo sono solo alcune precisazioni doverose sulla vita secolare della dimora di via Crociata . Di questo edificio si sono presi cura negli anni coloro i quali vi hanno abitato, mantenendola e facendo sì che le sue bellezze siano ancora visibili.

Questa manutenzione, ovviamente, comporta un impegno notevole e potrebbe costituire un contributo da parte della comunità il fatto di nominare Villa Giantin, e in modo particolare lo splendido oratorio, tra i tesori italiani da salvare nel sito del FAI-Fondo Ambiente Italiano- I luoghi del cuore.

Si ringraziano per le informazioni fornite Flavio Giantin e Diego Mazzetto e per le foto si ringrazia Damiano Mazzetto.

Cristian Gastaldo
By | 2017-04-07T18:44:58+00:00 aprile 9th, 2017|Racconti di Viaggio, Territorio, VIAGGI|0 Comments

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