Il rifiuto all’alcoltest è sempre reato?

Hai esagerato al ristorante alzando un po’ troppo il gomito mettendoti alla guida del tuo veicolo? Magari incurante del fatto che potresti incorrere, in caso di controllo da parte degli organi di polizia, nella sospensione della patente, nella confisca del veicolo, di una multa e nei casi gravi anche all’arresto?
Premetto, che prima di spiegare il recente indirizzo giurisprudenziale della Cassazione, ribadisco che a mio avviso, come di quello di tutte le persone con buon senso e con la testa sulle spalle, il fatto di mettersi al volante ubriachi denota una grave irresponsabilità che ogni singolo deve condannare fermamente, e che i controlli su strada non sono mai abbastanza numerosi contro questa “piaga sociale”. Non farò certo in questo articolo la paternale, ma confermo tutto il mio biasimo per chi, con questo comportamento, se ne frega completamente della sua vita ma soprattutto di quella degli altri, messa in pericolo dalla sua stupidità.
Bere con moderazione e conoscere i propri limiti, sempre nel rispetto di quelli dettati anche dalla Legge, significa essere consapevoli di far parte della società, che merita la collaborazione di tutti affinché diventi sempre migliore.
Rispetto ma non condivido l’ultima sentenza della Corte di Cassazione (n. 42255/2017), la quale ha chiarito che chi è ubriaco e viene fermato per un controllo su strada, se si rifiuta di fare l’alcoltest, non rischia la multa, cioè non può essere punito (penalmente).
La legge afferma, all’art. 186 del C.d.S., che chi non si sottopone all’etilometro, rischia pesanti sanzioni: la sospensione della patente di guida da uno a due anni, ammenda da euro 1.500 a euro 6.000, arresto da sei mesi ad un anno, e se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. Poi, con la sentenza di condanna, continua la norma, è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato. Nella pratica, la giurisprudenza considera il rifiuto da parte del conducente un comportamento tenue, e quindi può essere perdonato.
Il rifiuto di sottoporsi all’alcoltest può essere non punibile ai sensi dell’art. 131 bis del codice penale. Tale articolo prevede che nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità è esclusa quando per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.
Gli ermellini hanno infatti affermato che i giudici di merito non possono presumere la pericolosità del fatto, ma devono accertare se esistono le condizioni per l’applicabilità dell’art 131 bis c.p. La Suprema Corte ha ritenuto che tali condizioni vi fossero, e che i giudici devono sempre fare una valutazione complessiva del fatto nella sua interezza: ergo, non vi è tipologia di reato per la quale non sia possibile la considerazione delle modalità della condotta ed in cui quindi sia inibita ontologicamente l’applicazione del nuovo istituto.
Nessun processo penale, nessuna ammenda, perché il beneficio della particolare tenuità, vale solo per i reati. Si rischia “solo” la decurtazione dei punti e la sospensione della patente.
Il problema è che questo beneficio scatta solo per chi si rifiuta di essere sottoposto alla prova dell’etilometro, in quanto sicuro che, in caso ottemperasse a questo obbligo, supererebbe la soglia limite di alcol nel sangue oltre la quale le sanzioni sono molto pesanti (tasso alcolico superiore a 0,8 grammi di alcol per litro di sangue).
Coerentemente con il buon senso e con i principi di auto responsabilità, la legge conferma che chi si rifiuta di sottoporsi al test dell’alcol, non fa che ammettere implicitamente la propria colpa. Non potendo accertare, quindi, il reale tasso alcolico, il conducente deve essere punito come chi viene pizzicato con un quantitativo di alcol superiore a 1,5 g/l. Ma la giurisprudenza sembra “perdonare” i furbetti.
Nella pronuncia dei giudici sopra citata, ha certamente avuto rilievo il fatto che il conducente sia stato autorizzato dalla polizia a tornare a casa con la propria autovettura, dopo il suo rifiuto al controllo. In altre circostanze la polizia stradale avrebbe anche potuto procedere al sequestro del veicolo e a condurre l’imputato presso il pronto soccorso pero sottoporlo ad accertamenti ematici o presso la caserma.
Ad ogni modo, è importante ricordare che il rifiuto di sottoposi all’alcool test è un comportamento molto grave, che può comportare in presenza di circostanze diverse dalla fattispecie oggetto di sentenza, a conseguenze molto più gravi.

 

Christian Fabris
By | 2017-10-03T15:03:53+00:00 ottobre 3rd, 2017|Diritto in strada, LIFESTYLE|0 Comments

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