L’evoluzione della legge di Murphy

Dove vado?

Vado in palestra tardi a corso già iniziato, pullula di gente, finite tutte le attrezzature.

Vado in palestra presto, anche per non restare a mani vuote, manca metà gente. Attrezzi noiosamente ovunque, sui quali ovviamente inciampo.

Vado al supermercato. Qui la casistica è varia e avariata.

La regola generale è matematica pura: invertendo i fattori il risultato non cambia. La mia unica certezza è che devo sempre attendere fin oltre alla mia idea di quanto dovrebbe durare la pazienza. Anche il ragno che mi ha costruito attorno la ragnatela si stanca e se ne va.

Caso 1 – orario di punta: casse piene, si aspetta ovunque. Orario con bassa affluenza: si aspetta molto perché è aperta una sola cassa e quei pochi clienti presenti, si sono tutti magicamente accodati due secondi prima che arrivi io.

Caso 2 – il cliente prima di me che paga con ottantasette buoni pasto, da firmare, conteggiare, verificare, timbrare e vidimare. Ultimo caso successo: oltre a tutti gli altri suppellettili, il buono contiene un riquadro argentato da grattare, pena la non leggibilità dello stesso. L’espressione dipinta sul mio volto in tale frangente è, invece, leggibilissima.

Caso 3 – tizio/a che paga in contanti, che cerca monetine in tutte le tasche di giacca e cappotto, di portafoglio e portamonete sparse in ogni dove per realizzare che non ci arriva e utilizza più contanti cartacei con resto annesso.

Caso 4 – colui che paga con bancomat nel mentre in cui ci sono problemi di rete, con vari tentativi di pagamento, fino a formare una coda indefinita. Urlo di Munch materializzato.

Caso 5 – io che scruto le casse, le studio, sempre in frazioni di secondo, scelgo quella con meno gente e poi il fato mi pone dietro a chi si accorge troppo tardi che non ha pesato la frutta, alla quale non può assolutamente rinunciare, andando quindi verso la zona bilance per provvedere, perdendo tempo che voi umani non potete immaginare.

Caso 6 – unica cassa aperta, un solo cliente in coda, proprio quello paranoico che sta per chiudersi due mesi in un bunker antiatomico, con carrello colmo che Torre di Pisa, levati!

Caso 7 – il bancomat non funziona perché in quelle ore la banca ha problemi tecnici, che ha pensato bene di non risolvere prima che io vada in cassa. Io che impreco cercando di far capire all’interlocutrice che è sicuramente un problema esterno, non è che io non abbia soldi. Io che sdrammatizzo cercando di buttarla in ridere, lei che con la faccia marmorea con truce espressione invariata fin da quando le morì il gatto otto anni prima. Io che sprofondo lentamente.

Caso 8 – Tizia che si rende conto che mancano due euro per arrivare al totale minimo che consente l’utilizzo del buono sconto quindi deve cercare in extremis qualcosa da aggiungere, che ovviamente non è mai vicino alla cassa. Naso taurino consentito.

Caso 9 – cassa fai da te. La scelgo solo per disperazione, perché sono in ritardo e le casse normali sono troppo intasate. I codici a barre si divertono a giocare a nascondino con me e talvolta non ci sono proprio, costringendomi a chiamare l’assistente, impegnatissima con altri quattro incauti clienti dotati di complicati problemi da risolvere, tutti diversi tra loro. Una volta arrivata al dunque comprendo che questo aggeggio è completamente sprovvisto di pazienza. Dopo un nanosecondo che il conto è finalmente pagato, la voce guida dice che ci sono oggetti inattesi sul ripiano, che secondo lei dovrebbero sparire in un attimo, tutti contemporaneamente. Per uscire poi bisogna appoggiare sul lettore della porta, il codice a barre dello scontrino, che ovviamente ho già blindato dentro lo scomparto introvabile del portafoglio, dentro la borsa nella quale tutto entra ma poi nulla esce.

Caso 10 – apre un’altra cassa! Gente claudicante che schizza correndo con tanto di pettorale olimpico magicamente materializzato sul torso, sgambetti, creazione di diversivi con il solo scopo di arrivare prima dalla cassiera. Ovviamente quelle rare volte in cui io arrivo per prima, l’addetto arriva con ritardo e provvede a mille incombenze prima di iniziare a scansionare i prodotti. I clienti di tutte le casse sono già in macchina, io ancora là con il ragno indicato in prefazione.

Caso 11 – io che scruto spazientita il cliente precedente e che scorgo nel suo scontrino del conto un’inquietante striscia rossa, atta a indicare l’imminente fine della carta. Io che prevedo il futuro azzeccandoci quando la cassiera prende un nuovo rotolo di carta e apre lo sportellino che contiene quello terminato. Sottofondo con musichetta dello squalo.

Caso 12 – non ricordo più nessun caso per ora, ma volevo terminare con un numero pari.

Quando distribuivano la sfiga io ero in fila per la sfiga. L’unica volta che ho azzeccato fila.
(valesantasubito, Twitter)

Monica Penazzato
By | 2017-11-19T16:32:17+00:00 novembre 18th, 2017|Costume&Ilarità, LIFESTYLE|0 Comments

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