Lo stress, un nemico da battere – seconda parte

Nello scorso articolo, abbiamo concentrato la nostra attenzione sui principali meccanismi che producono lo stress. A questo punto possiamo volgere la nostra attenzione sulle principali attività che possono aiutarci a gestirlo e a superarlo. Partiamo dal presupposto che esistono delle attività cosiddette automatiche, cioè che la nostra mente mette in atto in modo spontaneo, senza la nostra partecipazione e altre invece che noi possiamo coscientemente utilizzare per superare questo modo di sentirsi.
Tecnicamente l’attività di fronteggiamento dello stress si chiama coping. È possibile poi distinguere un coping passivo, cioè la modalità emotiva e spontanea con cui un individuo si adatta alla situazione di stress e un coping  attivo che si riferisce a ciò che un individuo fa effettivamente per affrontare una situazione difficile. In generale il coping attivo è più efficace, dal punto di vista dell’adattamento, quando la fonte dello stress può essere modificata o eliminata, mentre il coping  passivo, quello cioè automatico, è più efficace quando la fonte di stress non è evitabile o l’individuo non ha alcuna influenza su di essa.
In questo articolo parleremo dei meccanismi di COPING PASSIVO.
Esiste la RIMOZIONE, cioè l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress interne o esterne tramite il non essere in grado di ricordare o il non essere cognitivamente consapevole di desideri, sentimenti, pensieri o esperienze disturbanti.
In pratica la mente semplicemente cancella ciò che non vuole ricordare o evita di presentarci il desiderio che non possiamo soddisfare. È questo il caso tipico di forti traumi infantili che vengono completamente rimossi.
Altro meccanismo è la PROIEZIONE: l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress attribuendo ad altri i propri sentimenti, gli impulsi o pensieri che non riconosce. La persona rinnega i propri sentimenti le proprie intenzioni la propria esperienza attribuendo tutto gli altri, di solito a coloro dai quali si sente minacciato. È questa la situazione tipica in cui, per esempio, la colpa della propria situazione emotiva è sempre del marito, della moglie, del capo, del collega. Esiste anche la RAZIONALIZZAZIONE, che rappresenta la situazione in cui l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress, escogitando spiegazioni rassicuranti o a lui utili, ma inesatte, per il proprio o altrui comportamento. Un esempio potrebbe essere la situazione in cui non posso permettermi un vestito particolarmente costoso (e questa situazione è fonte di forte stress), ma mi dico che senza quel vestito non potrò assolutamente andare a quel matrimonio…
Esiste poi lo SPOSTAMENTO, cioè la situazione in cui l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress generalizzando o indirizzando su un soggetto di solito meno minaccioso, un sentimento o una risposta originariamente indirizzati ad un altro soggetto. È questo il caso tipico in cui lo stress che mi provoca un capo insopportabile, lo sposto sfogandomi sulla mia famiglia con atteggiamenti irascibili o isterici.
Possiamo, infine, parlare del meccanismo della NEGAZIONE, cioè la situazioni in cui l’individuo affronta conflitti emotivi e fonti di stress rifiutando di riconoscere qualche aspetto della realtà esterna o della propria esperienza che per altri è invece evidente. Un esempio potrebbe essere un rapporto di coppia evidentemente destinato al naufragio, non visto come tale da una delle due parti, o da entrambe, che preferiscono negare l’evidenza della situazione, perché ammetterla provocherebbe uno stress troppo alto.

Queste dunque alcuni dei meccanismi automatici che la nostra mente pone in essere per difenderci dallo stress. La prossima volta cercheremo di capire cosa noi possiamo volontariamente fare per superare lo stress quotidiano. Au revoir.

 

Autore: Marco Rotella

 

 

 

 

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By | 2017-08-14T14:06:25+00:00 agosto 11th, 2017|Crescita-personale, LIFESTYLE, SALUTE & BENESSERE|0 Comments

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