Memoria di ragazza: sovvertire la memoria alla ricerca del vero

Memoria di ragazza (L’Orma editore, 2017) è un romanzo stupendo.
Avevo già apprezzato lo stile confessionale improntato sul flusso di coscienza di Annie Ernaux nei suoi precedenti romanzi Gli anni e Il posto, nella sempre magistrale traduzione italiana di Lorenzo Flabbi.
Nel primo, la Ernaux esplora la dimensione collettiva della memoria nazionale francese, misurandosi con il percorso incerto del tempo, intrecciato a visioni della propria storia personale. Nel secondo, l’autrice ricostruisce le vicende familiari che precedono la sua ascesa sociale e la vincita del concorso come insegnante liceale che la eleva dal sostrato culturale molto umile dei suoi genitori, peraltro descritti con grande rispetto e attingendo alla sapienza ancestrale del contesto rurale da cui ha origine la sua famiglia.

In Memoria di ragazza, la Ernaux torna a confrontarsi con i propri ricordi, ed interroga la confusa matassa della memoria nel tentativo di fare luce sulle sue prime esperienze come animatrice presso una colonia estiva, quando studentessa modello, coltivava grandi aspettative nei confronti dei sentimenti amorosi, ma rimase profondamente scossa e amareggiata dal comportamento del ragazzo, molto più grande di lei, del quale si era invaghita.

Gli avvenimenti dell’estate del ’58 segnarono in modo indelebile la ragazza che fu, definita emblematicamente dalla Ernaux “la ragazza del ’58”, con la quale condivide solo la memoria. Di fatti, l’autrice non si sentirà più la stessa e insiste per prendere le distanze dalla ragazza che è stata, macchiata, deturpata nella sua innocenza e per questo, in parte la invidia per la sua innocenza, pur rimproverandole di essere frivola e immatura nell’esplorazione della propria sessualità, in parte la rivaluta per il mondo in cui anticipa la rivoluzione culturale del ’68, per il rifiuto netto delle convenzioni e delle abitudini dell’epoca, miste a giudizi dal sapore reazionario.

Nella ragazza che fu, la Ernaux vede l’inconsapevolezza di confondere la vita con le canzoni di Dalida e di Bécaud, il desiderio di specchiarsi nell’eroina del femminismo Simone de  Beauvoir, rifrangendo la propria precaria identità in centinaia di pagine lette per fuggire dall’ambiente povero di stimoli in cui l’autrice è cresciuta. Sarebbe troppo semplice descrivere Memoria di ragazza come un’intensa rielaborazione del passaggio da ragazza a giovane donna, perché nel romanzo si alternano riflessioni sul valore della letteratura, vera scoperta di riscatto per “la ragazza del ’58” all’indagine sul rapporto tempo e memoria, che custodisce non senza alterare la verità del ricordo: mostrando la stortura a cui sono soggetti i ricordi, la Ernaux, che ha basato l’intera sua opera letteraria sulla scrittura di sé, vuole capire se davvero sia possibile ricostruire la verità, o se bisogna accontentarsi del movimento oscillante del ricordo, filtrato dalle atmosfere culturali di uno specifico tempo storico. Non si può non pensare a quanto questi temi abbiano inciso anche sulla scrittura de Gli anni, romanzo sul farsi e sul disfarsi del tempo, romanzo che abbaglia, conferma e smarrisce il valore del vero.

Vero diventa solo ciò che ricordiamo, o meglio che vogliamo sapere del corso del tempo, il resto è un caos informe dove nessuna divinità consolatoria ascolterà il nostro lamento o il nostro canto di gioia. Anche qui, alla malinconia del tempo trascorso, si mescolano epifanie, minuscole eredità che sono in grado di rimettere in dubbio tutto ciò che si credeva certo: niente è imperituro, soltanto lo scorrere impietoso del tempo, nel quale si cerca di salvare tracce provvisorie di sé stessi. Della sua rinascita nella letteratura, la Ernaux scrive con grande agilità, con uno stile a tratti terso, a tratti più oscuro e impegnativo, fedele all’idea che provare a riscrivere il tempo sia un atto rischioso, per sua natura incompiuto perché confrontarsi con l’idea mobile di sé stessi richiede una notevole dose di coraggio.

Consigliato a chi non ama le narrazioni lineari e superficiale, per la densità stratificata di emozioni e umori sotterranei che si celano, a chi ama narrazioni sfrontate e nelle quali la solitudine ha un significato profondo e positivo.

Autrice: Anna Quatraro

 

Eleonora
Datemi una penna, un quaderno e un buon libro e sarò la persona più felice del mondo. Amo viaggiare, il web, i social network e con questi tre elementi ho creato il mio lavoro.
Colgo gli attimi fotografandoli. Vegana per amore degli animali.
Sempre in bilico tra tacchi alti e scarpe da corsa. Studio, leggo, scrivo e parlo senza misura. Cerco il silenzio nella meditazione e nelle lunghe passeggiate. Mi diverto a trasformare i miei sogni in risultati!
By | 2018-06-07T11:34:46+00:00 giugno 7th, 2018|Libri, LIFESTYLE|0 Comments

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