Pedone investito fuori dalle strisce: è reato

L’art. 191 del C.d.S., recita che sulle strade sprovviste di attraversamenti pedonali, i conducenti devono consentire al pedone, che abbia già iniziato l’attraversamento impegnando la carreggiata, di raggiungere il lato opposto in condizioni di sicurezza.

Nel caso di specie, anche se il pedone si trovava a poca distanza dall’attraversamento, e benché avesse attraversato la carreggiata improvvisamente, comunque è stato condannato per lesioni personali colpose, il conducente che aveva investito il pedone nonostante questo avesse attraversato imprudentemente fuori dalle strisce: strada rettilinea e ben illuminata dalla luce del giorno, sono circostanze che inducono a ritenere che il conducente avrebbe potuto evitare l’impatto, poiché l’attraversamento improvviso rappresenta un rischio tipico e prevedibile.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, nella sentenza n. 27513/2017, dichiarando inammissibile il ricorso di un motociclista condannato per il reato ex art. 590 c.p. (lesioni personali colpose).

L’imputato, a causa della sua condotta negligente e imprudente, aveva investito una donna che aveva riportato una serie di fratture. La sua condotta di guida è stata ritenuta non idonea a prevenire situazioni di pericolo derivanti da comportamenti scorretti dei pedoni.

I giudici di merito, confermavano la condanna a 350 euro di multa e risarcimento danni in favore del pedone, ma in Cassazione l’imputato esternava che nessuna colpa poteva in realtà essergli addebitata, perché la parte offesa aveva attraversato imprudentemente fuori dalle strisce pedonali.                                                        Gli Ermellini condividono, invece, quanto stabilito dai giudici di merito: la colpa del ricorrente si evincerebbe da una serie di elementi, tra i quali il fatto che l’investimento sia avvenuto a pochi metri dalle strisce pedonali, e su un tratto di strada che attraversa il centro abitato, rettilineo, e ben illuminato.

Per i giudici, se il conducente avesse avuto una condotta adeguata per velocità, livello di attenzione, prontezza di riflessi, viste le circostanze di tempo e luogo, avrebbe potuto rendersi conto della manovra incauta del pedone, arrestando la marcia ed evitando l’investimento che si è invece realizzato. Così facendo, invece, il ricorrente ha violato sia la regola cautelare di fonte sociale, ma anche quella specifica ex art. 191 del C.d.S.

L’orientamento prevalente della giurisprudenza, si basa sul principio di affidamento, che in tema di circolazione stradale trova un temperamento: in pratica, l’utente della strada è ritenuto responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché questo rientri nel limite della prevedibilità. Quindi il conducente che avvisi sul suo percorso la presenza di pedoni che tardano a scansarsi, deve rallentare la velocità e, se occorre, anche fermarsi: ciò allo scopo di prevenire negligenze e indecisioni pericolose dei pedoni stessi che si presentino ragionevolmente prevedibili e probabili.

L’attraversamento del pedone, infatti, viene considerato un rischio prevedibile e il conducente ha l’obbligo di prestare la massima attenzione nell’accertamento della presenza dei pedoni, così da porre in essere tempestivamente, tutti gli opportuni accorgimenti atti a prevenire il rischio di investimento.

Christian Fabris
By | 2017-06-08T14:03:39+00:00 giugno 9th, 2017|Diritto in strada, LIFESTYLE, Uncategorized|0 Comments

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