Pedoni e veicoli: convivenza non sempre facile

Tra gli utenti che il codice della strada considera deboli, in quanto meritevoli di protezione, troviamo i pedoni, i quali, quando circolano su strada si trovano a dover usare molto spesso il loro “sesto senso” per non essere investiti da qualche indisciplinato conducente, il quale, poi, quando non userà il veicolo, diventerà a tutti gli effetti anche lui soggetto “che merita protezione”.

Da considerare che non sempre la colpa è del conducente, in quanto anche le persone a piedi devono rispettare precisi doveri di condotta che spesso dimenticano o ignorano. Facciamo un po’ di chiarezza.
Per quanto riguarda il transito, i pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Questa condotta serve anche per avere sempre in una visuale diretta, il pericolo costituito dai veicoli che marciano in senso opposto al pedone. Nelle strade a senso unico, e fuori dei centri abitati, i pedoni hanno l’obbligo di circolare sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli (nei centri abitati, e sempre su strada a senso unico, il pedone deve utilizzare invece il margine sinistro rispetto al senso di marcia dei veicoli, potendo comunque ivi marciare in entrambi i sensi, altrimenti la strada diventerebbe a senso unico anche per i pedoni). Ricordiamo che chi procede a piedi conducendo una bicicletta a mano, è da considerare pedone e, come tale, è tenuto a rispettare tutte le norme dell’art. 190 C.d.S. E di notte? La regola prescrive che da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere, ai pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, è fatto obbligo di marciare su unica fila.
L’attraversamento della carreggiata, è regolato dalla disposizione che obbliga i pedoni a servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei soprapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri, dovendo però loro stessi, dare la precedenza ai veicoli in transito.
Ai pedoni è anche vietato effettuare l’attraversamento stradale passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.
I giudici di legittimità hanno comunque stabilito, che in caso di incidente non è escluso il concorso di colpa del pedone che ha attraversato fuori dalle strisce. Si applica, in caso di sinistro, anche la disposizione dell’art. 1227 c.c. (Concorso del fatto colposo del creditore) che recita: se il fatto colposo del creditore (pedone) ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate. Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.
Questa norma, quindi, sarà applicabile nel caso in cui la condotta del pedone concorra con quella del conducente del veicolo. O, addirittura, vi sia solo la responsabilità del pedone: la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era da parte di quest’ultimo alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione questa ricorrente allorché il pedone tenga una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si trovi nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo……Tanto si verifica quando il pedone appare all’improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza, incidenti con nesso di causalità sul sinistro (Cass. n.9620/2003).
Anche se il pedone è sulle strisce, il conducente può superare il concorso di colpa di cui sopra (o la presunzione di responsabilità dell’art. 2054 comma 1), fornendo la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, poiché il pedone ha attraversato le strisce in maniera pericolosa ed imprudente, e dimostrando che l’improvvisa ed imprevedibile comparsa del pedone sulla sua traiettoria, ha reso inevitabile l’evento dannoso, tenuto conto della breve distanza di avvistamento, insufficiente per operare un’idonea manovra di emergenza.
Infine, la circolazione mediante tavole, pattini od altri acceleratori di andatura è vietata sulla carreggiata delle strade, mentre sugli spazi riservati ai pedoni (es: marciapiedi), è vietata a condizione che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti.

 

Christian Fabris
By | 2017-09-20T23:12:59+00:00 settembre 21st, 2017|Diritto in strada, LIFESTYLE, Uncategorized|0 Comments

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