Sinistro stradale provocato da una minorenne: risponde il genitore

Nel caso in esame, una madre, allontanatasi da casa durante le ferie, aveva lasciato l’auto nella disponibilità del figlio maggiorenne, il quale, come già accaduto in passato e di questa circostanza la madre ne era a conoscenza, avendolo già messo in guardia, concedeva alla sorella minore di guidare il veicolo con il quale provocava un sinistro.
L’ assicurazione, dopo aver risarcito le vittime, conveniva in giudizio la madre a titolo di responsabile civile, chiedendo la condanna alla refusione delle somme corrisposte ai danneggiati, azionando la c.d. rivalsa.
L’assicurazione trovava ragione sia in primo che in secondo grado di giudizio.
La donna proponeva quindi ricorso in Cassazione (Sez. Civ., 6 marzo 2018, n. 5180), che però confermava le sentenze dei giudici di merito; secondo le valutazioni della Suprema Corte, infatti, la donna, per sua stessa ammissione, era perfettamente consapevole, giacché il fatto era già in passato accaduto, che lasciare il veicolo nella disponibilità dei figli, consegnando le chiavi al figlio maggiore, non sarebbe stata una scelta cauta e responsabile, visto che quest’ultimo aveva dimostrato un atteggiamento irresponsabile lasciando guidare l’autovettura anche alla sorella. Ciononostante, anziché eliminare totalmente il rischio che tale fatto si potesse ripetere, la donna si è dimostrata totalmente noncurante al pericolo, “dimostrando pertanto di non avere adottato in concreto un comportamento ostativo, specificamente inteso a impedire la circolazione del veicolo mediante l’adozione delle cautele necessarie”, rendendosi così causalmente e colposamente responsabile dell’incidente, con l’evidente obbligo, a carico di quest’ultima, di rimborsare alla compagnia assicurativa le somme liquidate alle vittime.
Per costante giurisprudenza della Corte si deve ricordare che “la circolazione prohibente domino idonea ad escludere la responsabilità del proprietario per i danni causati dall’autoveicolo, ai sensi dell’art. 2054 c.c., comma 3, sussiste quando il proprietario non solo manifesta il proprio dissenso a concedere l’uso del mezzo a terzi, ma adotta tutte le misure ragionevolmente esigibile dall’uomo medio per impedire che ciò accada (chiusura a chiave del mezzo attenta custodia delle chiavi, inserimento dell’antifurto, ecc). In applicazione di tali principi, è divenuta ormai tralatizia la massima secondo cui per fornire la prova liberatoria di cui all’art. 2054 c.c., comma 3, non è sufficiente la dimostrazione che la circolazione del veicolo sia avvenuta senza il consenso del proprietario (e cioè invito domino), ma è necessario dimostrare che il mezzo abbia circolato contro la sua volontà (e cioè prohibente domino): e tale volontà contraria deve desumersi da un concreto ed idoneo comportamento ostativo, specificamente inteso a vietare ed impedire la circolazione del veicolo ed estrinsecatosi in atti e fatti rivelatori della diligenza e delle cautele allo scopo adottate.

Christian Fabris
By | 2018-03-09T22:32:51+00:00 marzo 10th, 2018|Diritto in strada, LIFESTYLE|0 Comments

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