Sport Incompresi

Anime in pena è una categoria cui mi sento di appartenere in tempi recenti, quando si tratta di scegliere uno sport da praticare. Ora che la bella stagione si sta affacciando e con lei le alte temperature, lungi da me un qualsivoglia tipo di movimento che implichi lo stare a sudare troppo. Non ce la faccio proprio, neanche di fronte alla promessa di un ambiente climatizzato.

Ho dovuto ripiegare in qualcosa di acquatico, dove la sofferenza fisica viene mitigata dalle dolci carezze della piscina. Combinare giorni, orari e attività appropriata, non è però impresa facile, così ho dovuto adattarmi a quel che passa il convento.

Il mio errare in tempi non sospetti, tra una palestra e una piscina, mi ha messo di fronte una volta di più a una realtà che mi sta sempre più stretta. L’utilizzo della lingua italiana sembra oramai un tabù: solo l’inglese è accattivante per il marketing del settore, anche se nel mio caso specifico diventa incattivente.

Mi sono trovata di fronte a una cosa chiamata “water trekking”: camminare in acqua con un tapis roulant – tappeto rotante nella fattispecie -. La traduzione esatta sarebbe arrancare, tentando di trovare l’equilibrio che sistematicamente è poco, o precario, oppure inesistente. Facile. La pedana sembra imbullonata, ma solo la mia, tra l’altro: ecco, il complotto pure qua. Quando riesco a farla scivolare, mi fa prendere scossoni, ogni movimento è fatto proprio come non si dovrebbe, così alla fine riesco solo a rimediare un mal di schiena, derisa anche dalle calorie che non si sognano proprio di lasciare il mio corpo. Ecco come spendere male tempo e denaro quando sei imbranata.

Allora ho cambiato disciplina acquatica: acqua bike. Bicicletta in acqua, che messa così sembra semplice: peccato che sia troppo spesso interdetto l’uso del manubrio e, soprattutto, come da fantozziana memoria, della sella. Di fronte alle mie “proteste” con l’istruttrice, mi è stato suggerito di farmi rimborsare la quota parte d’inutilizzo di questi due accessori. Belle battute, ma il risultato non cambia: fatica. In fondo è per quello che si va. Anche no, io ci andrei solo per migliorare il mio corpo, dello sforzo fisico non so che farmene. Come chiunque il mio unico scopo è avere la pancia piatta dopo quattro lezioni.

L’ultima volta a un certo punto ho provato l’esatta sensazione che si avverte stando sopra un toro meccanico. L’attrezzo si è animato, mi ha manovrato a suo piacimento e io non ho potuto far altro che assistere all’evolvere degli eventi, sui quali non avevo nessuna voce in capitolo: una sorta di applicazione della ginnastica passiva in un contesto inusuale. La prossima volta, invece della cuffia sarà meglio indossare un cappello da cow boy.

Prima di dare sfogo alle mie velleità acquatiche, quando ancora l’inverno regnava sovrano, ho fatto il giro di varie palestre, scontrandomi ancora di più in un’orgia d’inglesismi, che già lì hanno saputo irretire alcuni miei muscoli insospettabili, ottenendo indirettamente il risultato di farmi allenare in qualcosa.

Avete mai provato a leggere quali discipline propongano le palestre? Total body, Life pump, Tonic, Cross fit, Spinning, Easy line, Step e chi più ne ha, più ne metta. Evidentemente gli stessi sport detti in italiano non hanno la stessa efficacia nella mente bacata di chi ne crea i nomi. Se poi vogliamo essere pignoli e indagare su quale misteriosa diavoleria si celi dietro cotanti ridondanti vocaboli, scopriamo che alla fine della fiera, sempre di una qualche forma di ginnastica si tratta.

Poi c’è anche l’acronimo: gag, ovvero “Gambe, addominali, glutei”, che mira alla tonificazione e al rimodellamento di quelle zone del corpo. Un vero specchietto per le allodole per le donne, quasi quanto un tacco dodici griffato scontato, sapendo comunque a priori che se davvero vogliamo vedere risultati miracolosi, ci vuole ben altro che due ore a settimana di movimento, anche se c’è chi vuole solo sentirsi bene, cosa che solo la costanza nell’impegno riesce a profondere.

Ora ho realizzato che neanche questi ultimi orari mi stanno bene, così sono di nuovo a piedi, magari potrei cominciare a correre, ma anche no, c’è già così tanta gente che gira per le strade, non vorrei rischiare il sovraffollamento.

Con il caldo che arriva, non ci sono più attività “water qualcosa” che mi aggradino, visto che con acquagym ho già dato abbondantemente, ovviamente senza risultati soddisfacenti. Intanto mi sono fatta insegnare come fare gli addominali giusti: bastano cinque minuti al giorno, mi è stato detto. Effettivamente io per ben oltre questo spazio temporale quotidianamente penso a farli, non trovando mai il momento giusto. Forse per il tempo che ci penso dovrei anche mettere in pratica. Come posso fare qualcosa così gratis? Io devo essere motivata dal fatto che ho pagato per qualcosa, altrimenti non c’è nemmeno soddisfazione. Per ogni cosa della vita, ci vuole l’ispirazione al momento giusto: quando arriva, non mi ferma nessuno.

Comunque le forzature non portano mai niente di buono. Diversamente rischio di diventare come Woody Allen quando dice: Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un’automobile spinta da due tizi.

A ogni modo, non è di certo questo il caso mio. Forse. Io sono cintura nera di buone intenzioni.

 

Monica Penazzato
By | 2017-06-03T17:19:08+00:00 giugno 4th, 2017|Costume&Ilarità, LIFESTYLE, SALUTE & BENESSERE, Sport|0 Comments

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