Storie di ordinaria follia

Succede che devo collegarmi a un sito, ma non sono sicura della parola d’ordine. La inserisco, ma è ovviamente sbagliata. Così scelgo l’opzione di recupero password.
Per farlo devo inserire la mail collegata. Inserisco una delle mie mail, che viene naturalmente rifiutata, ne scrivo un’altra, cioè quella che tengo per la spazzatura, e mi viene accettata (con l’accetta). Vado a collegarmi al mio indirizzo di posta elettronica farlocca, ma non ho la password giusta. Così chiedo di recuperare la password e devo veicolare il tutto sulla mia mail numero due, quella misto mare cose serie e spazzatura. Nei vari passaggi, a un certo punto il captcha mi chiede di dimostrare di non essere un robot, inserendo una spunta alla domanda “dichiari di non essere un robot”. Entro nella mail, ma il messaggio di sblocco non arriva. Ci sono invece una svalangata di newsletter da società mai sentite, omaggio dell’infausto periodo del quale ho dovuto ahimé usare una sim di un famoso gestore telefonico che per prassi per darti la scheda telefonica ti costringe a firmare l’autorizzazione a dare la tua mail a cani e porci e consentendoti di disdire il tutto successivamente, ma se fai la disdetta anche solo dopo tre secondi, intanto sei fregata a vita.
Passo molto del mio tempo tiranno a cancellare iscrizioni a newsletter. Da un po’ me ne arrivano anche dalla Francia, scritte in francese, a pubblicizzarmi automobili che non vorrei neanche regalate.
Dopo la sospirata attesa, è arrivata la mail di sblocco dell’account di posta. La inserisco e, putacaso, non è giusta, visto il messaggio “Oh, oh… Sembra che qualcosa non abbia funzionato. Riprova più tardi”. Il messaggio è proprio così, corredato di oh oh! Così mi dice di richiedere una nuova password di sblocco. Chiedo e stavolta arriva velocemente. Provo a reinserire con i dovuti scongiuri e, udite, udite, è corretta. Continuo. Nel passaggio successivo la procedura ci prova ancora a chiedermi il numero di telefono (lo fa ogni volta), ma io tengo duro e sorvolo. La mail si apre finalmente. Peccato che mi chieda prima di tutto di fare un aggiornamento per procedere. Io chiaramente lo salto, detesto gli aggiornamenti. Entro nel sito dopo vari tentativi e la procedura mi chiede di reimpostare la mail. Lo faccio e devo tornare alla mail più bistrattata per avere lo sblocco. Dopo avere nuovamente impostato la mail, torno al sito che mi chiede una nuova password. La imposto, infarcita di parolacce e diti medi e pare che sia stata accettata. Posso finalmente accedere al sito, digitando nuovamente mail e password. Finalmente entro ma c’è sempre un ma. Mi chiede di reimpostare la password senza diti medi cominciando con l’inserimento della mail. Provo a ignorare la richiesta e mi dirigo in altra sezione. Dovrei inserire un codice promozionale per vincere qualcosa. Vengo indirizzata in un altro sito e da qui in una sezione che mi chiede, di nuovo, tutti i miei dati e mi obbliga a dare il consenso all’invio di mail di offerte bla bla bla. Per un qualche motivo misterioso, non mi è ancora stato chiesto di geolocalizzarmi.
Principianti! Non prendo a martellate il monitor perché non è colpa sua. Lui è solo un ostaggio di questa continua follia che viviamo. Il mio rapporto conflittuale con il mezzo informatico non nasce a caso. C’è cognizione di causa in tutto ciò e soprattutto perseveranza altrui nel voler flagellare l’umane genti di cotante diavolerie.
Dovrei chiedere i danni morali per il tempo che viene sottratto alla mia vita nell’atto di cancellare posta indesiderata, nel cambiare parole d’ordine, nel convincere il mezzo che non sono un robot anche se vorrebbero farmici diventare. Questo è il progresso generato dalla scimmia nuda che ora tutti citano.
Sarebbe opportuno tornarcene sull’albero ogni tanto.
Oppure, per essere ancora più vicini alle nostre origini, dovremmo tornarcene tutti nell’Area 51.

Monica Penazzato
By | 2017-04-23T21:07:18+00:00 aprile 24th, 2017|BUSINESS, Costume&Ilarità, Tecnologia, Web|0 Comments

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