Tagliare la strada può essere reato? Scopriamolo!

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33253 del 28 luglio 2015, ha chiarito alcuni precetti interessanti in merito di circolazione stradale e, nello specifico, in materia di sorpassi pericolosi.
Molto spesso, purtroppo, si assiste o direttamente sulla propria pelle, o da spettatore, agli odiosi per quanto pericolosi, “tagli della strada” da parte di automobilisti indisciplinati, con la conseguenza che a volte ci troviamo costretti a non proseguire nel percorso programmato, dovendo cambiare strada allo scopo di evitare brutti incidenti.
L’automobilista che, sorpassandoci, ci “taglia la strada”, può commettere reato?
La risposta è sì, dal momento che la Corte di Cassazione, con la sentenza sopra citata, ha precisato come questo comportamento integri il reato di violenza privata, di cui all’art. 610 del codice penale.
Nel caso esaminato dai giudici di legittimità, il Tribunale aveva condannato un automobilista del reato di “violenza privata” di cui all’art. 610 c.p., per aver tagliato la strada ad un’altra autovettura mentre era alla guida della sua.
Tale sentenza veniva confermata anche dalla Corte d’Appello, con la conseguenza che l’automobilista proponeva ricorso per Cassazione, il quale, tuttavia, non aveva esito positivo.
Secondo il ricorrente, la sentenza di condanna sarebbe stata ingiusta, in quanto egli non aveva compiuto la manovra in contestazione, bensì si era fermato, accostandosi da un lato, ove si trovava il veicolo della persona offesa che egli aveva sorpassato.
Giunti al terzo grado di giudizio, tuttavia, la Corte di Cassazione non ritiene di dover aderire alle argomentazioni svolte dal conducente condannato, rigettando il ricorso dallo stesso proposto, rilevando come le risultanze istruttorie non avessero escluso il verificarsi della condotta ascritta al predetto ricorrente, consistita nel superare il veicolo condotto dalla persona offesa per poi sbarrargli la strada, in modo da precludere alla vittima di proseguire nella direzione desiderata.
A queste conclusioni, la Corte è arrivata attraverso le dichiarazioni della persona offesa, la cui attendibilità risulta ritenuta dal giudice di merito in base all’adeguata valutazione di plurime risultanze dibattimentali.
Di fatti, la vicenda era stata provata alla stregua del verbale di arresto dell’imputato e dalle deposizioni menzionate dal giudice di prime cure, non contrastata validamente dalla difesa.
Alla luce di tutto ciò, il reato di violenza privata risulta perfettamente integrato, dal momento che, già in alcune precedenti pronunce, gli Ermellini avevano ribadito che risponde di violenza privata colui che nella circolazione stradale compie deliberati atti emulativi tali da interferire consistentemente nella condotta di guida di altro utente della strada, costringendolo a determinarsi in modo diverso dal proprio volere (Cass., n. 10834/1988; Cass., n. 13078/1989).
In poche parole, poiché a seguito della condotta dell’automobilista, la persona offesa si era trovata costretta a non proseguire nella direzione desiderata, imboccando un’altra strada, deve ritenersi perfettamente integrata la fattispecie della violenza privata, di cui all’art. 610 c.p., in base al quale compie tale reato proprio chi con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa: la pena è di tre mesi di reclusione, oltre la multa.

Christian Fabris
By | 2017-07-15T16:06:23+00:00 luglio 18th, 2017|Diritto in strada, LIFESTYLE, Uncategorized|0 Comments

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