Turismo 10: Agriturismo La Chioccia, ristorante e agricampeggio, Lughetto (Ve)

Ciao ciao ciao…..e ciao. Ben trovati.
Sarà l’aria di festa, sarà che questo periodo mi rende sempre più frizzante, sarà il freddo??? Boh?? Fatto sta che sono contento e soddisfatto per un po’ di cose che quest’anno sono state positive. Ovviamente non sto lì a raccontarvi tutto, ma sappiate che una delle cose che mi rendono felice è il fatto di scrivere qui su Memagazine e di sapere che siete in tantissimi che seguite i miei articoli, i miei suggerimenti, gli sviluppi sul turismo qui in Riviera.  Ssoprattutto sono contento perchè è come vi conoscessi uno ad uno. Entro in banca e mi saluta qualcuno che mi dice che mi segue, vado a fare la spesa…idem. Sono stato a fare la mia donazione di sangue di Dicembre (sapete che io ci tengo e che ogni volta prego di andare pure voi…) e il vicino di lettino ad un certo punto mi fa:”saeo che mi leso tutti i so articoi sol Magasin?” (traduco…sa che io leggo tutti i suoi articoli su Memagazine?). Allora come non volervi bene? Grazieeeeee!

Così oggi ho deciso di passare dalla tradizione del pesce a quella della carne regalandomi un pranzo alla Chioccia, l’agriturismo (e campeggio) di Lughetto (Ve). Si perchè era tradizione (forse in alcune famiglie lo è ancora) allevare il pollame a casa e mangiarlo in famiglia. E alla Chioccia si alleva il pollame per poi mangiare ottimi manicaretti. Incontro poi come sempre colui che sta ai fornelli. Paolo Rampado, da molti anni innamorato della propria Azienda, della propria cucina e della propria…clientela. Lo conosciamo meglio con le nostre “10 domande a…”

Paolo Rampado, cuoco presso Agriturismo La Chioccia, diploma quinquennale presso Istituto Alberghiero Andrea Barbarigo e attivo nell’azienda di famiglia da più di 15 anni.

1)Perche ti senti “cuoco”?

  • La mia vocazione di cuoco coincide con la nascita dell’azienda agrituristica nel 1995, ma già da prima nonna Costantina ci coinvolgeva in cucina, da sempre la sua grande passione. Ancora oggi molti compaesani ricordano con affetto i piatti che nonna preparava con i prodotti della fattoria, dagli arrosti ai dolci, sempre un tripudio di profumi e sapori.

Nonno aveva anche la passione della caccia e della pesca, quindi la cucina era molto variegata, si passava dalla carne di maiale, alla selvaggina, al coniglio, ai pesci di valle, ecc…

2)Il tuo rapporto con la nostra cucina mediterranea, quella tradizionale italiana?

  • Il mio rapporto con la cucina tradizionale è molto stretto: nonostante negli ultimi anni tutti si sentano esperti di cucina, se ne parla ovunque, sembra che l’unico modo possibile di fare ristorazione sia fare cucina creativa, osare… beh, io resto per i grandi classici fatti bene, le cotture adeguate, la cucina che richiede tempo e preparazione, la stagionalità dei prodotti.

L’azienda agrituristica nasce dalla nostra azienda agricola, noi partiamo dagli ingredienti che abbiamo per fare il piatto, a differenza di molti chef che inventano il piatto e in seguito si procurano gli ingredienti per farlo, qualsiasi essi siano, dalle fragole usate a dicembre piuttosto che il radicchio ad agosto.

Mi sento prima di tutto agricoltore, e questo mi spinge a cercare di far capire ai  miei ospiti che vivere bene significa anche adeguarsi ai ritmi della natura, capire che un ortaggio o un frutto che viene appena raccolto nel campo ha un sapore e una consistenza diversa e molto migliore da quei prodotti che al supermercato troviamo comunque tutto l’anno, in qualsiasi stagione.

3)Un aggettivo per autodefinirti?

Un aggettivo per autodefinirmi: ONESTO. Io vendo quello che produco o quello che reperisco da produttori locali di cui mi fido, quello che servo ai miei ospiti è quello che mangiamo anche io e la mia famiglia.

4) E possibile cucinare le tue ricette una volta a casa?

La cucina che forse attualmente è meno accessibile a casa è quella tradizionale, dati i tempi stretti che si hanno ora. Più ci penso e più mi convinco che per una coppia che lavora sia più facile fare cucina creativa e veloce, copiando da qualche trasmissione tv, che cuocersi un buon ragù, un arrosto, un bollito tradizionale.

5)Tu e la critica…come state?

Il mio rapporto con la critica è fatto di alti e bassi, proprio per i motivi elencati finora. Io continuo a fare cucina tradizionale e del territorio, stagionale, pur con moderne tecniche di cottura ma senza stravolgimenti. Aggiungo sempre qualche nuova creazione, qualche sfiziosità, ma i piatti base restano i classici che mi faceva nonna. Alcuni apprezzano, altri meno. D’altronde c’è un’offerta molto varia e le critiche, quando sono costruttive, permettono di migliorare i propri punti deboli. Fa piacere che arrivino vecchi e nuovi clienti dicendoci che abbiamo ottime recensioni, dispiace quando arrivano cattive valutazioni senza che ne sia spiegato il motivo, e senza che i recensori quando sono stati in azienda abbiano fatto trasparire il proprio malcontento.

6) Cucina e territorio…

Noi siamo nati come azienda agricola, nel 1995 abbiamo cominciato a fare agriturismo e nel 2002 fattoria didattica. Noi comunichiamo quello che siamo e ciò che produciamo nel nostro territorio meraviglioso attraverso queste attività.

7) Kilometro zero? Che mi dici?

Noi esistiamo grazie alla filiera corta e al km 0

8)E’ difficile essere chef oggi? Bisogna essere preparati non solo sugli ingredienti ma anche sui loro “possibili effetti”. Che mi dici?

Il panorama negli ultimi anni si è molto ampliato, tra intolleranze alimentari e scelte etiche bisogna essere preparati a soddisfare richieste diverse. Facciamo anche cucina vegetariana e vegana, su prenotazione. Non è facile conoscere tutte le pratiche operative adeguate, ma con buona volontà e passione si riesce ad adeguare la propria cucina a tutti.

9)La tua futura carriera?

Nel futuro spero di continuare a migliorare l’azienda di famiglia, coniugando sempre tradizione ed innovazione.

10)Paolo una volta a casa che mangia?

Una volta a casa….un buon panino e una birra artigianale. Ogni tanto si stacca dai fornelli.

E concludiamo col dire che il 27 Gennaio questo agriturismo ospiterà una serata enogastronomica, tutta dedicata al maiale, il “re” della tavola invernale. Con soli 30 Euro si potrà gustare un menù interamente di suino…dolce a parte, ovviamente. Ah, si, abbinamenti di vini veneti,  musica e letture della tradizione contadina sull’uccisione del maiale in famiglia.

Ecco il menù:

Antipasto: Insaccati della Casa (pancetta, soppressa, coppa), zucca alla mentuccia, crostini con lardo aromatizzato e peperoni in agrodolce

Primo Piatto: Risotto Radicchio e Salsiccia

Secondi Piatti: Musetto bollito col cren, ossetti al forno

Patate arrosto, verdure di stagione e insalata mista

Sgroppino

Dessert: Dolce della Casa

Vini: Cabernet franc, Rosè e Verduzzo dorato.

Iscrizioni Aperte chiamando direttamente in agriturismo.

E per finire…una ricetta dell’Agriturismo. Che volete di più?

Arrivederci a presto.

ANATRA ARROSTO COL PIEN

Ingredienti:

-un’anatra muta pulita da 2-3 kg

-carne macinata 300 gr

-frattaglie dell’anatra

-pan grattato

-uova

-prezzemolo, aglio, parmigiano a piacere, rosmarino

-lardo a fette

-sale e pepe

-vino bianco

Macinare le frattaglie, impastare con uova, la carne macinata, pan grattato, prezzemolo e aglio tritati, sale e pepe (se piace si può usare anche del parmigiano grattuggiato). Formare un polpettone con cui farcire l’anatra intera, precedentemente pulita ed eviscerata. Porre l’anatra in una pirofila, cospargerla con dei rametti di rosmarino, coprirla con le fette di lardo e infine cospargerla con 2 pugni di sale grosso (l’anatra con la pelle assorbirà in cottura il sale necessario). Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa un’ora, rigirandola di tanto in tanto e irrorandola con il sugo prodotto in cottura e del vino bianco. Il contorno perfetto sono le patate al forno, condite con un po’ del sugo dell’anatra.

Buon appetito!

Agriturismo La Chioccia – Venezia

Via Marzabotto, n. 32
Lughetto di Campagna Lupia (VE)  Tel. 0415185270  Mob. 3398424610

Renato Trincanato

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