Turismo 10: Un anno dopo il terremoto del Centro Italia – La Riviera del Brenta vi è vicina.

 

Due anni fa la Riviera del Brenta ha subìto una ferita causata da un tornado di una forza spaventosa che ha portato distruzione e morte. Era l’8 Luglio 2015. Naturalmente questi fattori portano i turisti a ri-pensare alla mèta, a cambiare, a “cancellare” i soggiorni dalle zone colpite. Comprensibile! Ma così facendo si aggiunge male…al male.

 

Da una intervista a Mons. D’Ercole:

«Quella notte, quando ho saputo che una parte della mia diocesi era stata colpita dal sisma, sono subito andato lì – ha raccontato -. Ho risposto a un bisogno del cuore. Sono rimasto tutta la giornata in quei luoghi vivendo un’esperienza che si può riassumere in poche parole: lacrime, fumo, polvere e tanta disperazione. Questi sono ricordi che porto dentro di me come una ferita, che si riapre ogni volta che incontro i familiari delle vittime o quelle persone che ho visto quella notte. Allo stesso tempo, però, va fatto uno sforzo enorme per andare avanti». Nella notte del ricordo,  Mons. D’Ercole ha presieduto una veglia di preghiera nel centro comunitario costruito ad Arquata durante la quale sono state ricordate le vittime del sisma. Poi, alle 17, a Pescara del Tronto, ha celebrato una Messa solenne insieme con i parroci dei comuni colpiti dal terremoto.


«In questo anno non è stato fatto molto in termini di interventi, ma bisogna capire che ci sono state delle difficoltà, come la neve e le scosse successive. A breve dovrebbe cominciare la ricostruzione vera e propria, perché finora c’è stato il tentativo di mettere in sicurezza alcune strutture. Si dovranno realizzare le case provvisorie che finora sono state costruite solo in piccola parte». Lo ha detto al Sir il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Giovanni D’Ercole, facendo un bilancio degli interventi di ricostruzione nelle zone colpite dal sisma nella sua diocesi a un anno di distanza dalle scosse della notte del 24 agosto 2016. «Come diocesi per prima cosa abbiamo aiutato i familiari delle vittime a risolvere i problemi più immediati, abbiamo cercato di essere un pronto soccorso ambulante per persone che avevano perso tutto. Alcune di loro non avevano più neppure la carta d’identità – ha raccontato -. Le abbiamo aiutate finanziariamente e mettendole in collegamento con i gemellaggi realizzati da altre comunità italiane, parrocchie e associazioni. Il secondo intervento è stato in favore dei piccoli artigiani, perché quelle colpite dal sisma sono zone in cui non esistevano grandi industrie ma piccoli lavori che permettevano alle famiglie di vivere. Quindi, abbiamo aiutato chi ha perso il trattore, chi aveva bisogno di riaprire il bar. Grazie alla Caritas italiana siamo riusciti a garantire interventi economici anche a loro. Il terzo intervento è stato rivolto ai giovani perché non cadessero in depressione. Abbiamo organizzato per loro attività formative e ricreative».

E il turismo?

Non solo case crollate. Tra le macerie si contano anche camere vuote. Ma perfettamente agibili. Ospitavano i turisti, che si sono volatilizzati per la paura. Spesso ingiustificata. Ammontano a circa 170 milioni di euro i danni economici del terremoto (circa 8 mila posti di lavoro in meno) per il sistema ricettivo di Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, secondo una stima della Camera di commercio di Monza e Brianza, l’unica elaborata incrociando dati Istat, Banca d’Italia, Ciset.

Il comparto, nel centro Italia, è stato messo in ginocchio dall’infinito sciame sismico che ha scosso gli Appennini, la spina dorsale del Belpaese, fatta di borghi e memoria rurale. È proprio l’agriturismo il settore più colpito: le 444 strutture nei 131 Comuni del cratere hanno registrato un crollo del 90 per cento degli arrivi (dati Coldiretti). Ma è stato penalizzato anche chi non ha subìto calamità. Ad Assisi, per esempio,  non c’è stata nessuna maceria. E nessun sfollato. Ma le conseguenze economiche, purtroppo, sono state reali: da ottobre 2016 a marzo 2017 si è riscontrato un calo del 50 per cento sugli arrivi rispetto allo stesso periodo un anno fa. E tutto ciò a causa del fatto che i media parlavano genericamente del sisma nella provincia di Perugia. Hanno protestato, gli operatori turistici, ottenedo dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la promessa che, in futuro, vengano diramati i dati indicando il sisma con il nome del comune più vicino all’epicentro”. E a cancellare sono stati, in questo caso, soprattutto gli stranieri.

Come si possono aiutare?

A cominciare dagli itinerari che vengono proposti dai vari tour operator, tra borghi, monumenti, eccellenze gastronomiche e artigianali nelle zone in cui il terremoto è stato soprattutto economico. Alla scoperta di quei piccoli indirizzi nascosti che fanno grande l’ospitalità italiana. Cominciamo noi a rimanere vicini a noi stessi (noi italiani, intendo). Le vacanze sono finite, ma il tempo per un week end, Natale, Pasqua e poi ancora vacanze…

Pensiamole in Italia, pensiamole in qualche bella località che ne ha davvero bisogno. Un anno dopo il terremoto, un pensiero dalla Riviera del Brenta a tutte le popolazioni colpite.

 

Renato Trincanato

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