Turismo 10: Villa e Barchessa Alessandri – Mira (Ve)

Carissime lettrici, carissimi lettori, bentrovati a tutti. Continuo con le mie visite nelle maestose dimore nobili lungo il naviglio e ora è la volta di un autentico splendore della nostra Riviera del Brenta: Villa e Barchessa Alessandri a Mira.

E la visita è, questa volta, accompagnata da una eccellente “storica” della Riviera (tant’è che ha pubblicato numerosissime opere che descrivono per bene le nostre Ville). Sono con l’amica Dottoressa Elisabetta Vulcano alla quale chiedo di descriverci per noi di MeMagazine la villa e la favolosa barchessa.

Elisabetta, naturalmente, accetta con entusiasmo e inizia il racconto.

La Villa

Il complesso di villa Alessandri viene realizzato in tempi differenti,

tra il XVI e il XVIII secolo, e da diversi proprietari.

L’area dove sorge faceva parte dei beni Carraresi, venduti alla

Serenissima sotto la denominazione di Gastaldia di Oriago e

successivamente acquistati dalla famiglia Corbelli, come ricorda

un documento del Catastico Venier conservato alla Biblioteca

Correr di Venezia e datato 1520.

La costruzione del corpo dominicale la si deve dunque alla famiglia Corbelli, che ne cede la proprietà nel secolo successivo, esattamente nel 1630.

Si può a tal ragione ipotizzare che la fabbrica sia stata costruita tra il terzo decennio del Cinquecento e i primi decenni del Seicento, in un arco di

tempo che copre un intero secolo; notizie più dettagliate non si conoscono.

Nonostante le manomissioni subite negli anni, l’impronta tardo cinquecentesca del palazzo rimane ben impressa nella sua

architettura: volumetrie cubiche, facciata tripartita, ampia finestratura nel piano nobile.

Una prima alterazione del prospetto si può far risalire a cavallo del Sei-Settecento, mediante l’innalzamento dei pinnacoli e dell’abbaino centrale, e l’aggiunta del corpo della foresteria. La nuova configurazione è illustrata ampiamente dalle incisioni di Vincenzo Maria Coronelli

(1709), Volkamer-Montalegre

(1714) e Gianfrancesco Costa

(1750). Probabile committente

di tali modifiche la famiglia Alessandri, per breve periodo proprietaria dell’immobile.

 

Il progetto di Cesare Alessandri

Alla fine del ‘600, esattamente nel 1692, Cesare Alessandri acquista una “casa domenicale e campi 13 con teza di muro e campi 2 di brolo alla Mira”, e inizia un’importante trasformazione di questo luogo dominicale,

con la costruzione della famosa foresteria e il disegno dell’impianto del giardino.

Personaggio eclettico e originale, Cesare Alessandri, ha idee

grandiose per la sua proprietà alla Mira, come dimostra l’arco

trionfale di accesso al giardino e l’architettura stessa della foresteria,

che con la sua pianta a forma di L, fa presupporre che il progetto originario ne prevedesse una simmetrica sull’opposto fianco della villa. La morte improvvisa sembra l’unica ragione che gli impedisce di portare a

termine il magnifico progetto.

A decorare gli archi del fronte principale con mascheroni incentrismo o se piuttosto indichino ai suoi ospiti la strada dove tentare la fortuna.

Per alcuni anni la foresteria rappresenta un luogo d’incontro

vivace, ricco di feste, giochi e piacevoli passeggiate nel grande

giardino del palazzo, un invito irrinunciabile per i patrizi veneziani

in uno dei luoghi più belli lungo la Brenta.

Del resto siamo nei primi anni del Settecento e come scrive Carlo Goldoni “pochi sono gli stranieri, anche da noi lontani, che non sappiano essere

la nostra Brenta un delizioso fiume, che guida dalle lagune alla città di Padova, lungo le di cui rive sono sì frequenti i palazzi, i giardini e le piacevoli villeggiature, che nulla può desiderarsi in tal genere di più

magnifico e di più dilettevole. Là corrono tutti, in certi tempi, al divertimento della campagna.

Molti fanno più di quello che possono, e partono rovinati.”

Ma nel 1710 Cesare Alessandri passa a miglior vita portando con sé i lunghi pomeriggi in Villa.

La foresteria e la barchessa

Si è già detto che la curiosa disposizione delle fabbriche della foresteria e della barchessa (a forma di “L” rovesciata), potrebbe far supporre l’esistenza di un progetto originario più ampio e articolato dove la villa, col fronte principale affacciato sul Naviglio, manteneva la sua centralità ma veniva inquadrata tra due edifici perfettamente simmetrici.

Sul versante nord l’arco trionfale di accesso al giardino si sarebbe trovato perfettamente in asse con la villa e al centro delle fabbriche delle scuderie

(attualmente l’unico edificio esistente delle scuderie si trova a nord della foresteria, alla destra dell’arco di trionfo).

Un impianto planimetrico di questo tipo oltre ad essere estremamente funzionale, in quanto delimitava gli spazi di passaggio e collegamento tra i diversi edifici, riusciva a delineare il confine tra le fabbriche e il giardino,

tema molto caro a Vincenzo Scamozzi (1552-1616) che nei suoi progetti di case in villa considera il giardino come parte integrante del progetto.

Indubbiamente l’architetto vicentino doveva conoscere la zona, aveva disegnato il progetto della casa del signor Ferretti alle porte del Dolo.

E proprio nelle architetture dell’arco di trionfo, della foresteria

e della barchessa si riconoscono gli insegnamenti dello Scamozzi.

I prospetti appaiono inquadrati da paraste doriche trabeate (a bugnato nel caso dell’arco di trionfo), scanditi da colonne  doriche e grandi archi a sesto pieno con chiave scolpita.

Nel fronte principale della foresteria gli archi delineano un portico a tre luci, con allineate al piano primo monofore arcuate, incorniciate da lesene

mostra il Costa) e ben nove archi sul fronte rivolto verso la villa (di cui cinque sono stati chiusi).

Anche in questo caso i prospetti si articolano su due livelli. Il fronte sud si distingue per il timpano a modanatura dentellata che conclude la decorazione di sottogronda del complesso, mentre le aperture al piano nobile del fronte ovest mantengono l’allineamento con gli archi sottostanti, ma presentano  una semplice sagoma rettangolare.

 

Anche qui viene ripreso l’elemento decorativo della scultura

in chiave, quasi un leitmotiv che accompagna anche le architetture

della barchessa.

Quest’ultima, fortemente manomessa nell’arco dei secoli con il tamponamento di numerosi archi sui fronti principali, presenta

un unico arco nel prospetto sud, che in origine segnava l’accesso all’edificio (come testimonia l’incisione del Volkamer dei primi decenni del Settecento e già chiuso a metà secolo ).

Spero vi sia piaciuta questa “visita guidata” a Villa Alessandri in compagnia di Elisabetta che non esiterò a ricontattare per altre occasioni simili. Da parte di tutti noi di Memagazine, grazie di cuore.

Villa Alessandri è  in Via Nazionale 64 cap 30034 – Mira (VE)
Telefono: (+39) 041.415729

 

Renato Trincanato
By | 2018-05-29T22:30:21+00:00 maggio 30th, 2018|Territorio, VIAGGI|0 Comments

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