Veicoli e Pozzanghere: l’Incubo dei Pedoni

Pozzanghere: se sporchi un pedone, commetti reato.

Immaginiamo di camminare sul marciapiede così come facciamo ogni mattina per recarci al lavoro, con la differenza che oggi la strada è tutta bagnata. Durante la notte ha piovuto incessantemente e da allora non ha più smesso. L’ombrello ci ripara, ma non completamente. Di fatti, a metà percorso, sopraggiunge un’auto che, per la fretta e incurante del fatto che siamo a un passo dal ciglio del marciapiedi, passa veloce su una pozzanghera e il risultato è… schizzi d’acqua e di fango sono addosso ai nostri vestiti.
Con ogni probabilità dovremmo portare in tintoria gli abiti inzuppati, perché le macchie sono di quelle che non se ne vanno facilmente e si trattava di vestiti di un certo valore.
Per di più non possiamo andare al lavoro o, comunque, arriveremo in ritardo visto che ci tocca ritornare a casa a cambiarci. In un momento di lucidità, siamo riusciti a rilevare il numero della targa del veicolo, a causa di un rallentamento dovuto alle condizioni del traffico. E ora, cosa possiamo fare?

Innanzitutto dobbiamo sapere che chi con dolo, ossia in malafede, getta o schizza o fa cadere o sgocciolare acqua piovana o altri liquidi idonei a sporcare, addosso a una persona, commette reato punito dall’art. 674 c.p.
La norma, quindi, punisce anche il gettito di cose che sono in grado di sporcare («imbrattare» dice il codice). A questo stesso titolo sono stati puniti i “gavettoni d’acqua” o i manifestanti che, durante un corteo, hanno buttato uova marce sulle vetrine dei negozi.
La pena in questi casi prevista dalla norma è dell’arresto fino a un mese o, in alternativa (molto più probabile per i piccoli danni), l’ammenda fino a 206 euro.

Cosa fare se un’auto ci schizza e ci sporca? 
Il punto è che il colpevole deve sostenere un processo penale e già questo basta, in molti casi, a spingere a una trattativa risarcitoria. Quindi, se ci stiamo chiedendo cosa fare se un’auto ci schizza acqua e fango dalle pozzanghere, evento evitabile se i conducenti usassero la normale diligenza del buon padre di famiglia, la risposta è quella di prendere il numero di targa, scoprire chi è il proprietario (tramite una visura al PRA) e denunciarlo ai carabinieri o alla polizia.
Il colpevole potrebbe dire: «Non ero io alla guida ma un’altra persona che non ricordo più chi fosse». Questa giustificazione potrebbe escludere, tutt’al più, la responsabilità penale (che è sempre personale), ma non quella civile (ossia per i danni procurati) visto che il proprietario del veicolo è sempre responsabile per tutti i danni causati da questo anche se non ha colpa (cosiddetta «responsabilità oggettiva»).
L’autore che ci ha schizzato con le ruote dell’auto finite nella pozzanghera, quindi, potrebbe essere condannato a risarcirci i danni? Oltre ai danni della tintoria, anche quelli derivati dal ritardo al lavoro e il disagio di una mezza mattinata persa a causa sua. Del resto la Cassazione (sentenza n. 971/2014) ha sancito che, affinché scatti il reato di getto pericoloso di cose non si richiede che la condotta contestata abbia cagionato un effettivo danno, essendo sufficiente che essa sia idonea ad offendere, imbrattare o molestare le persone, né tale attitudine deve essere necessariamente accertata mediante perizia, potendo il giudice, secondo le regole generali, fondare il proprio convincimento su elementi probatori di diversa natura, quali, in particolare, le dichiarazioni testimoniali di coloro che siano in grado di riferire caratteristiche ed effetti del gesto.
Un conto è ricevere qualche schizzo addosso a calzature e/o abiti, altro è essere completamente infradiciati d’acqua mista a fango o terriccio: nel secondo caso, il fatto che il comportamento negligente del conducente abbia provocato questa situazione di disagio, fa scattare il sacrosanto diritto a chiedere un equo risarcimento a favore della vittima.

Ricordiamo che quando si circola con il proprio veicolo su strada (e il marciapiede è parte integrante della strada), si deve essere scienti che è necessario rispettare non solo le regole dettate dalla legge, ma anche quelle imposte dal buon senso e dal corretto vivere civile. Se vedo sia una pozzanghera d’acqua ai lati della carreggiata sia contestualmente i pedoni in prossimità della stessa, il mio buon senso confortato dal mio quoziente intellettivo, mi dovrà avvertire che necessariamente dovrò allontanarmi dalla pozza, o quantomeno rallentare progressivamente se proprio non posso schivarla, in previsione del fatto che se la prendo sarà inevitabile far fare agli altri una doccia non proprio gradita.

Alla luce di questo, il Comune di Arona, in provincia di Novara, ha previsto una nuova contravvenzione (inserita dal Comune nel nuovo regolamento di Polizia urbana) per i conducenti indisciplinati che guidano con la pioggia noncuranti dei pedoni, e che quindi non rallentano o frenano in prossimità delle pozzanghere e in presenza di pedoni che circolano sui marciapiedi ma vicini alle pozze d’acqua, oppure fermi ad aspettare che il semaforo perdonale diventi verde.

Christian Fabris
By | 2018-05-04T22:22:49+00:00 maggio 4th, 2018|Diritto in strada, LIFESTYLE|0 Comments

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