Andriy Shevchenko, il vento dell’Est!

… Quindi, il match point è per Shevchenko. Allora, tutti in piedi naturalmente col fiato sospeso. Se Shevchenko segna il Milan ha vinto, se sbaglia si va avanti a oltranza. Attenzione (…) tutto sospeso in attesa del tiro di Shevchenko, ci si gioca tutto qua! Shevchenko contro Buffon! Merk controlla, può partire! Shevchenko, tiro ed è reteeee, rete, rete, il Milan è campione d’Europa!” Sandro Piccinini – Manchester, 2003

Il 1976 fu un anno florido in ambito artistico-musicale, gli Eagles, infatti, pubblicarono “Hotel California” uno degli album più venduti di sempre. L’8 febbraio di quell’anno debuttò nelle sale cinematografiche statunitensi Taxi Driver, una pellicola che avrebbe segnato la storia del cinema e che consacrò un Robert Deniro già in rampa di lancio, fresco vincitore di un Premio Oscar grazie alla sua magistrale interpretazione ne “Il padrino – parte II”. Sempre nel ’76, Steve Jobs e Steve Wozniak, due amici che oltre allo stesso nome condividevano la passione per l’informatica, fondarono, in un garage della California, un’azienda che aveva l’obiettivo di competere con i grandi colossi dell’elettronica. La storia della Apple dirà in seguito che avevano ragione. In quell’anno, inoltre, in un’Italia segnata dagli anni di piombo, Eugenio Scalfari -dopo aver contribuito a fondare il settimanale L’Espresso- decise che era giunto il momento di mettersi in proprio e diede vita al quotidiano la Repubblica.

Nel millenovecentosettantasei, anche il mondo del calcio registrò una nascita importante: ci troviamo nella fredda Ucraina, più precisamente a Dvirkivščyna, un piccolo villaggio situato a 100 km a est rispetto alla capitale Kiev. Il 29 settembre venne alla luce quello che sarebbe divenuto un atleta straordinario, capace di lasciare il segno nel campionato italiano e in grado di riscaldare i cuori di milioni di tifosi milanisti. Chi ha il diavolo nel cuore, d’altronde, è stato da sempre abituato a vedere grandi campioni vestire la casacca rossonera e, tra questi, un posto speciale è occupato da Andriy Shevchenko.

1986-1999 Gli anni alla Dinamo Kiev

Nel 1986, all’età di dieci anni, il piccolo Andriy entrò a far parte del settore giovanile della squadra più titolata di tutta l’Ucraina, la Dinamo Kiev. Già in tenera età dimostrò la specialità della casa: segnare gol a grappoli. Visto il talento indiscusso, non fu difficile, per lui, distinguersi e farsi strada nelle giovanili della squadra della Capitale ed esordire, all’età di 18 anni, nella massima divisione ucraina. Fu con l’arrivo del colonnello Valerij Lobanovs’kyj che Sheva, così come venne in seguito ribattezzato dai tifosi rossoneri, si impose definitivamente nel palcoscenico del calcio internazionale. In coppia con Serhij Rebrov furono capaci di segnare a chiunque, memorabile la tripletta con la quale stese il Barcellona, al Camp Nou, nel novembre ’97. Dopo aver vinto di tutto nella sua patria natia, nel 1999 il bomber ucraino attirò l’interesse del Milan fresco campione d’Italia e accettò la sfida di misurarsi in quello che era il campionato più competitivo dell’epoca: la serie A delle cosiddette “Sette Sorelle”.

1999-2006 Il “vento dell’Est”

Fu così che, nel 1999, il vento dell’Est -uno dei tanti appellativi affibbiatogli da Carlo Pellegatti- iniziò a soffiare in maniera incessante in tutti gli stadi italiani. A fine stagione, furono 24 i gol messi a segno da Sheva, reti che gli valsero il titolo di capocannoniere. In un Milan stellare, nel corso degli anni, saranno tanti i gol decisivi rimasti impressi nella mente di ogni tifoso rossonero ma uno, più di tutti, resterà indelebile. Ci troviamo a Manchester, il palcoscenico è quello delle grandi occasioni: il teatro dei sogni dell’Old Trafford. C’è in palio la Champions League e a contendersela sono due italiane, la Juventus di Alex Del Piero e il Milan di Andriy Shevchenko. Dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari si è arrivati ai rigori e in occasione dell’ultimo, quello decisivo, si presenta sul dischetto il bomber ucraino. Sono 4 le occhiate che Sheva rivolge all’arbitro Markus Merk prima di spiazzare Gigi Buffon. Sarà il gol che consegnerà agli uomini di Carlo Ancelotti l’ambita coppa dalle grandi orecchie.

Anche l’anno successivo, il 2004, fu un anno da incorniciare: l’attaccante ucraino si laureerà di nuovo capocannoniere contribuendo in modo decisivo alla vittoria dello Scudetto e della Supercoppa e, soprattutto, il 13 dicembre vincerà il Pallone d’oro davanti al portoghese Deco e al brasiliano Ronaldinho.

2006-2012 Da Londra a Kiev passando per Milano

Potenza, scatto fulmineo, velocità, forte con il destro e altrettanto con il sinistro. E ancora ottimo colpitore di testa, grande fiuto del gol e una freddezza glaciale sotto porta. Tutto questo è stato Andriy Shevchenko nei suoi primi sette anni di Milan. Poi, nell’estate del 2006, il passaggio al Chelsea di Roman Abramovič alla corte di José Mourinho. Nel giro di due anni totalizzerà 77 presenze condite da appena 22 gol, pochi rispetto a ciò che fu capace di fare in rossonero. Stamford Bridge non divenne mai, davvero, casa sua e così, dopo appena due anni, il vento dell’est riprese a soffiare in zona San Siro. Fu però un vento flebile, appena 26 le presenze e 2 i gol messi a segno in quell’annata. Ormai trentatreenne, dopo 322 presenze e 175 gol in maglia rossonera, Sheva salutò Milano per tornare a Kiev, dove chiuse la carriera nel 2012.

Oggi, dopo aver tentato un’avventura in politica non andata a buon fine, Andriy Shevchenko ricopre il ruolo di commissario tecnico della nazionale Ucraina e, nel tempo libero, si dedica a una delle sue più grandi passioni, il golf. Proprio con la nazionale, dopo un cammino esaltante nel quale ha sconfitto il Portogallo di Cristiano Ronaldo, si è conquistato il pass per Euro2020. Un’edizione speciale, visto che non si giocherà in una singola nazione ma sarà un torneo itinerante che si disputerà in 12 diverse città europee.

Chissà che la nazionale ucraina non abbia in mente di spazzare via le grandi nazionali europee e puntare dritta alla finale di Wembley. Un po’ come faceva il suo condottiero: Andrij Mykolajovyč Ševčenko, il vento dell’Est.

 

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Gavino Vacca
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Marketing e Comunicazione d'Impresa alla Sapienza di Roma. Dopo un master in Digital Marketing mi occupo anche di SEO Copywriting.
Per MeMagazine scrivo storie di sport.
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