Carlo e Giorgio “I Migliori Danni Della Nostra Vita”

Entrano dal fondale del teatro cantando, seguiti fino al palco dall’occhio di bue.  Due “men in black”, una scenografia essenziale, uno spettacolo ad “atto unico” di due comici che fanno capolino per osservare le invenzioni tecnologiche del Ventunesimo Secolo. Questi sono i veneziani Carlo e Giorgio nel loro ultimo lavoro, sulle scene venete già da un paio d’anni e giunto sino in Riviera del Brenta, lo scorso 26 e 27 novembre al Cinema Teatro Italia di Dolo.

Dimenticatevi travestimenti, personaggi, macchiette e pure il dialetto locale stretto.  Il duo comico incarna semplicemente l’uomo contemporaneo che si pone delle domande sul senso delle scoperte attuali (e non) e che cerca di darvi risposta con una buona dose di ironia. Il loro show, con qualche minima variazione, può essere presentato a Venezia come a Milano, Roma o Napoli, non solo perché è quasi del tutto in italiano, ma soprattutto perché le questioni fondamentali che affronta non hanno confini regionali. Due, in particolare, quelle che di solito ci si pone davanti ad una nuova creazione dell’ingegno:  “A cosa serve? Era proprio necessario?”.

Per rispondervi Carlo e Giorgio passano alla disamina le invenzioni dell’umanità,  a ritroso fino alla scoperta del fuoco e alla ruota e poi più vicino ai giorni nostri con il ferro da stiro, l’ascensore, la lavatrice e le relative ripercussioni sulla vita quotidiana. Quando mai si sarebbe potuto immaginare, secoli addietro, di accumulare pile di biancheria in attesa dell’appretto o di incontrare il vicino antipatico e dispettoso mentre si sale al piano? Il punto d’arrivo è la tecnologia imperante quanto inquietante del Nuovo Millennio: attaccati 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 ai social network, le reti sociali sulle quali riflettiamo e condividiamo la nostra vita (o l’illusione di essa?) e dove i pesci veri siamo noi.

Tra un post, un tweet, una condivisione e un selfie (magari allo stesso momento) si cristallizza la nostra esistenza, coinvolgendo trasversalmente ogni generazione: madri che sfoggiano l’album fotografico dei figli sullo smartphone, figli che si auto-immortalano ad ogni quarto d’ora, nonni che assistono alla recita dei nipotini attraverso il tablet delle prime file.  Carlo e Giorgio hanno la capacità di interagire con il pubblico, punzecchiandolo durante lo spettacolo, e una notevole plasticità fisica sul palco. Ad enfatizzare battute e dialoghi vi sono, da un lato un uso azzeccato degli effetti sonori e dell’orecchiabile hit “Happy” di Pharrell Williams e dall’altro una scenografia bianca molto suggestiva, costituita da elementi mobili a mantice di fisarmonica illuminati con gusto da giochi di ombre e luci colorate.

L’ora e mezza di spettacolo scorre fluida e divertita. I due comici si accomiatano sulle note di Renato Zero, riveduto e corretto sul titolo dello show e smontano letteralmente la scena. “A che serve? Era proprio necessario?”. Lo spettacolo, sì, per ridere e riflettere. Le invenzioni passate, pure, perché grazie ai loro “migliori danni” hanno semplificato alcuni aspetti pratici della vita. Quelle contemporanee, chissà. Se al giorno d’oggi “essere sempre sul pezzo” è  imprescindibile, i tempi non sono ancora abbastanza maturi per rispondere. Almeno seriamente.

“I migliori danni della nostra vita”, di Carlo D’Alpaos e Giorgio Pustetto – scenografia e luci Paolo Lunetta – regia C. D’Alpaos e G. Pustetto.

www.carloegiorgio.it

Argya Lydon
Introspettiva, riflessiva, amante della creatività, nasco sotto il segno della Bilancia nell'anno di Disco Inferno. Ascolto musica al di qua della techno trance e dell'heavy metal, per i quali ammetto di averci provato, senza riuscirci. Chiedo sempre a tanta musica e a tanti libri di aspettarmi, per dare una ragione alla vita che rimane. Secondo me è il concetto di aver cura del proprio tempo in questa dimensione. So di non sapere, ma faccio il possibile per colmare le lacune. Collaboro con coloro che nutrono, coltivano e curano un po' di pragmatica follia. In continua evoluzione..
Costume e Ilarità LIFESTYLE
Previous reading
“IL RIFLESSO DEL LEONE”: l’intervista con l’autore
Next reading
Recensione del Film Captain Fantastic