Design e praticità, matrimonio difficile.

Le autovetture più tecnologiche quindi recenti, possono presentare nella loro struttura e nel sistema dei comandi, una serie di dettagli che nella verità essi stessi sono poco funzionali, perché le case costruttrici per motivi di design, mettono in secondo ordine l’esigenza di praticità, molto più utile.

Vediamo alcuni casi tipici che si sono riscontrati in alcune vetture.

Spesso lo schermo del navigatore satellitare è posto molto più in basso della plancia, costringendo il guidatore a distogliere lo sguardo dalla strada, altrimenti ben vigile se fosse lo schermo ubicato più in alto del cruscotto. Per non parlare del tasto delle luci di emergenza, cioè le “quattro frecce”, che se posto in una console piena di comandi, sarebbe poco visibile, e nel cercare di usarlo si rischierebbe la distrazione.

Anche se le case costruttrici investono ingenti somme di denaro per la progettazione, il più delle volte incappano in quelle “sviste” che penalizzano il conducente: basti pensare a quanto importante sia la visibilità che quest’ultimo deve avere dal posto di guida, penalizzata dagli spessi montanti anteriori e posteriori, in molti casi anche inclinati per motivi aerodinamici, soprattutto nel momento in cui si esegue una curva. Per non parlare che in talune autovetture, per esigenze stilistiche, i finestrini sono piccoli, a scapito proprio della visibilità.

Anche se personalmente sotto il profilo estetico non piace, ho visto veicoli che hanno il lunotto (vetro posteriore) quasi orizzontale, e tanti auguri per la manovra di retromarcia.

Le maniglie delle porte posteriori, quando sono collocate molto in alto e vicino ai finestrini, si vedono ben poco e sono poco pratiche, come lo è il vano bagagli quando la soglia è molto distante dal suolo, non facilitando le operazioni di carico. Per i vani portaoggetti, se ce ne fossero di più all’interno dei veicoli, e per di più chiusi e climatizzati, offrirebbero prima la garanzia che gli oggetti stessi non finissero, in caso di frenata brusca, addosso ai passeggeri, e poi in alcuni casi anche ben conservati (es: bibite).

Nemici della concentrazione sono anche i pulsanti piccoli e spesso molto simili tra loro, inseriti nelle razze del volante; come lo sono gli alzacristalli che hanno solo la discesa automatica del vetro, perché per chiuderlo bisogna tenere premuto il tasto, e in quei pochi secondi solo una mano è operativa durante la guida.

Al di là del fatto che il conducente prima di acquistare quel modello di auto, si speri non si faccia coinvolgere esclusivamente dall’estetica, ma se fosse costretto a trovare un giusto compromesso tra la comodità degli strumenti e la loro posizione ricercata con il gusto di una vena artistica, deve essere comunque sciente che la distrazione è una delle principali cause d’incidente stradale, come l’omesso controllo prima di qualsiasi spostamento. Il perfetto connubio tra struttura del veicolo e la negligenza nel guardare, unito anche a un po’ d’ingenuità del conducente, è motivo di incorrere in un quasi certo sinistro stradale.

Pensate che la maggioranza dei conducenti, quando partono dal margine destro della carreggiata per immettersi nel flusso della circolazione, o quando si spostano da una corsia per immettersi in quella adiacente, controlla solo gli specchietti retrovisori, senza un benché minimo accenno al cosiddetto punto morto. Che cos’è? E la parte posteriore del veicolo che si guida, immediatamente dietro alla cintura di sicurezza, nella cui area è difficilissimo intravedere la presenza di un altro mezzo, usando solo gli specchietti laterali. Perciò bisogna anche girarsi con la testa prima di compiere le manovre di cui sopra, impiegando per questo una frazione di secondo, e ciò per evitare di andargli addosso.

Di fatti, la prevenzione è possibile unendo l’esperienza con il buon senso.

 

Cristian Gastaldo
BUSINESS Tecnologia
Previous reading
Il Veneto…anche per i Veneti. La Riviera del Brenta, anche per i Rivieraschi.
Next reading
Amici del Teatro di Pianiga: Commedia “Pagamento alla Consegna” di Michael Cooney