Evviva il Progresso

Mi capita ogni giorno di più, di imbattermi nel progresso che ci regala la tecnologia, in tutte le migliorie apportate alla nostra vita dalle conoscenze informatiche: io ci sbatto la testa continuamente e, francamente, tutto ciò comincia a causare un po’ troppa emicrania per una persona sola.
Quanto viene semplificata la vita da questo continuo sbocciare di sapienza, quanto tempo risparmiato?

La posta elettronica, ad esempio, che meraviglia dell’intelletto! Un tempo le comunicazioni avvenivano tramite manoscritti inseriti in una busta e spediti a mezzo posta previa affrancatura. Per carità, lo sappiamo tutti che esiste ancora tutto ciò, ma una buona parte di comunicazioni viaggia elettronicamente. Scrittura veloce, niente uso di carta, niente francobollo. Un vero spasso. Peccato che se ti apri un account di posta, oltre ai tuoi dati personali da inserire, che quindi sono in balia dei pirati informatici, devi impostare una parola d’ordine, che deve essere di un minimo di caratteri alfanumerici, maiuscoli e minuscoli, più i simboletti, senza riferimenti personali, in quanto maggiormente identificabili. Non sia mai che ci sia data la possibilità di ricordarci queste sigle infernali agevolmente. Altamente consigliate password differenti per ogni diverso account che si utilizza, senza scriverle da nessuna parte, che altrimenti te le rubano. E tu che devi inserire i codici, diversi e complicati ogni volta che: entri nella tua posta, considerando anche che ormai tutti hanno minimo due o tre indirizzi diversi,  controlli e gestisci il tuo conto in banca, fai un acquisto in rete, cosa che succede sempre più spesso, entri in uno dei tanti social network cui sei iscritto, ti scarichi la fattura dell’utenza, cerchi una qualunque diavoleria, perché sai che prima o poi per avere informazioni più approfondite devi iscriverti all’ennesimo sito.

Come puoi ricordare tutto?

Poi sai che per ogni iscrizione di qualunque genere fai, poi ti arrivano valanghe di e-mail delle quali non ti può fregare di meno. Quindi perdi il tuo tempo a eliminare posta, perché nel frattempo si è tutto intasato e non riesci più a ricevere.

Vogliamo mettere poi la comodità delle fotografie digitali? Visto che sono apparentemente gratuite, se ne scattano in quantità industriale. Poi devi scaricarle nel computer, caricarle nelle cartelle, selezionarle e magari spedirle. Così ti impiantano di nuovo la posta. Poi si blocca il server, c’è un calo di rete, un guasto nel sistema e tu stai lì ore per delle foto che non guarderai mai più. E i soldi che risparmi di stampa, li hai tutti spesi in tempo e patologie del fegato.

Ma neanche questo è niente.

Vogliamo mettere il brivido di spostare tutta questa meraviglia su quella genialata che è lo smartphone? Vogliamo configurare lì la posta elettronica? Io ci ho impiegato otto mesi, rovinando il carattere a quattro persone diverse. Per ogni minuscola cosa utilizzi in quell’aggeggio infernale, bisogna scaricare l’applicazione. Ogni volta che lo fai, devi ancora una volta mettere i tuoi dati personali in rete: avanti con la frittata.

Pensi che sia finita qua? Neanche un po’. Devi fare gli aggiornamenti, un giorno si, uno no, praticamente. Finché non lo fai, una schiera di minacciose icone promemoria ti ricordano che la tua riservatezza viene usata per pulircisi i piedi e, anche se vuoi essere stoico e rifiutarti di scaricare l’aggiornamento, sai che prima o poi il tuo dito maldestro strofinerà lo schermo nel punto sbagliato e tu sarai aggiornato anche per quelle app che ancora non esistono. Perché tu sei avanti. Sai anche che se non lo aggiorni, prima o poi il tuo telefono esploderà. Io ho già sorpreso due volte il mio telefono a fare aggiornamenti anche senza che io lo tocchi: li fa a mia insaputa! Avrei preferito una casa vista Colosseo, piuttosto che la chat aggiornata. Ma quella è un’altra storia.

Le chat sono fantastiche. Comunichi gratis anche in gruppo. Così le informazioni arrivano simultaneamente a tutti gli interessati, senza fare lunghi, costosi, estenuanti giri di telefonate. Puoi anche inviare foto, video, catene di Sant’Antonio, le mie preferite. Non mancano le bufale: “se non invii subito questo messaggio a trenta tuoi contatti, da sabato paghi il servizio”. Sempre dal sabato, chissà perché. Non ho ancora capito chi ci guadagna qualcosa nel fare girare queste missive.

Il massimo dell’uso improprio di questo servizio spetta ancora a me. Non voglio darmi arie da campionessa olimpionica, ma l’emozione di spedire messaggi alle persone sbagliate, parlando di argomenti che sarebbe preferibile far contenere in quella legge sulla riservatezza, per cui ci fanno firmare montagne di fogli, prima che poi noi andiamo su Facebook a comunicare con precisione certosina le nostre informazioni più intime. Sbagliare destinatari in chat mi trasmette la sensazione di sprofondare fino a trovare il petrolio sempre più frequentemente: un giorno mi arricchirò per questo.

A ogni modo, tutto questo progredire ci fa risparmiare un sacco di tempo, che noi ben impieghiamo a scaricare documenti cercando di ricordare le password.
Ma tutto questo non è che un punto di svista da parte di chi, come me, ha un sano rapporto combattuto con un certo tipo di evoluzione tecnologica.

Un po’ come Woody Allen, quando afferma: “Ho un rapporto conflittuale con la tecnologia: se passo sotto a un lampadario a gocce, si mette a piovere.”

 

Alessandro Antignani
Sono napoletano di nascita e veneto d'adozione, sono arrivato in Veneto , a Lovadina di Spresiano per l'esattezza, in un giorno di Maggio nel 2007 per un trasferimento lavorativo che doveva essere solo di pochi mesi e invece è divenuto per sempre. Scrivo perchè mi piace e mi fa stare bene, MeMagazine mi ha dato quest'opportunità di esprimermi attraverso una rubrica di cucina .Per citare Flaubert "Scrivere è un modo di vivere", nel mio caso è così: non concepirei una vita senza la scrittura e, ovviamente, senza il suo complemento indispensabile, la lettura.
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