Francesco Toldo, odi et amo!

29 giugno 2000

Cosa succede, cosa succede in città, c’è qualche cosa, qualcosa che non va. Guarda lì, guarda là che confusione, guarda lì, guarda là che maleducazione” Cosa succede in città, Vasco Rossi

Sono da poco passate le 20. Se ti trovi in Olanda e se sei italiano, sei nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Magari sei lì perché ti hanno suggerito che giugno è uno dei mesi migliori per fare una capatina nella terra dei tulipani. Hai programmato di andare a Rotterdam per vedere le case cubiche oppure all’Aia per vedere la residenza del Re. Magari stai facendo ritorno in albergo dopo aver visitato il Van Gogh Museum o stai per perderti tra le grotte e i tunnel sotterranei di Maastricht.
Magari del calcio non ti è mai importato niente ma che tu stia ad Amsterdam o a Bronkhorst – con le sue 150 anime, il paese più piccolo dell’Olanda- la tua unica colpa è essere italiano e trovarti nella terra dei mulini a vento. Con il senno di poi realizzi che sarebbe stato meglio startene a casa o al limite chiuso in hotel. Perché, qualsiasi sia il motivo per il quale ti trovi in Olanda quel giorno, non sei visto di buon grado. I giornali dell’epoca raccontano di una vera e propria “caccia all’italiano”, messa in atto dagli hooligan olandesi nei confronti dei supporter azzurri, in diverse città dell’Olanda. Vetrine in frantumi, lancio di oggetti e un centinaio d’arresti è il bollettino fatto registrare in quella serata. Cosa aveva scatenato tutto ciò?

2 ore prima …

Contro l’Olanda mi sentivo invincibile. Urlavo “tirate, tirate, tanto prendo tutto”. Dal 33′ eravamo in dieci per il rosso a Zambrotta, ma ci sono gare in cui un portiere s’incazza e decide che non ce n’è per nessuno.” Francesco Toldo

Quel giorno, sul rettangolo verde dell’Amsterdam Arena, si fronteggiavano Olanda e Italia nella semifinale del campionato europeo di calcio. Gli Orange, padroni di casa, erano dati per favoriti alla vigilia e tra le loro fila potevano schierare tante vecchie conoscenze del campionato italiano, calciatori del calibro di Edwin Van Der Sar, Dennis Bergkamp, Patrick Kluivert, Jaap Stam ed Edgar Davids solo per citarne alcuni. Per dare un’idea di quanto fosse forte quella nazionale, basti pensare che Clarence Seedorf faceva la riserva.

Gli azzurri non erano di certo inferiori sul piano tecnico potendo contare su capitan Maldini, Alessandro Nesta, Fabio Cannavaro e Alessandro Del Piero ma, alla vigilia di quell’europeo, furono indeboliti dalla perdita del centravanti Vieri e del portiere Buffon. Ed è qui che entra in gioco il protagonista di questa storia, al secolo Francesco Toldo da Padova. Stiamo parlando di uno dei migliori portieri esibitisi in Serie A a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 con le maglie di Fiorentina prima e Inter poi, che ebbe la “sfortuna” di dover competere con un campionissimo come Gigi Buffon per essere titolare in maglia azzurra. In quell’Europeo il ct Dino Zoff, complice l’assenza di Gigi, gli affidò la difesa della porta della nazionale e Toldo non si fece sfuggire l’opportunità di stampare, per sempre, il proprio nome nella mente di tutti i presenti allo stadio, oltre che degli italiani e degli olandesi che, in quel pomeriggio di giugno, stavano incollati davanti alla tv.

Al trentatreesimo minuto Gianluca Zambrotta venne espulso in seguito a un doppio giallo, lasciando gli azzurri in inferiorità numerica. Solo 4 minuti più tardi iniziò il pomeriggio memorabile di Toldo, infatti venne assegnato un calcio di rigore in favore degli olandesi. Sul dischetto si presentò il capitano Frank De Boer che tirò a incrociare ma il portiere azzurro si tuffò sulla sua sinistra e neutralizzò il rigore. Nel secondo tempo gli orange continuarono a bombardare la porta azzurra ma Toldo, che aveva vestito i panni del supereroe, decise che in quel pomeriggio non doveva passare nemmeno uno spiffero. Al 62′, secondo rigore in favore degli orange e questa volta fu Patrick Kluivert a presentarsi dagli undici metri: Toldo venne spiazzato ma il palo gli diede una mano e la porta azzurra rimase inviolata. Il monologo orange proseguì fino ai tempi supplementari, ma l’Italia alzò le barricate e si arrivò così alla lotteria dei rigori che, solo due anni prima, aveva condannato gli azzurri nei quarti di finale del mondiale francese. A questo punto, un altro Francesco -che di cognome fa Totti- lasciò il segno mostrando, per la prima volta in gare ufficiali, il famoso “cucchiaio”. Ma l’attore principale, quel giorno, era il portiere padovano che parò altri 2 rigori: Frank De Boer prima e Paul Bosvelt poi dovettero inchinarsi alla legge di Francesco Toldo che con due prodezze fu capace di regalare la finale agli azzurri. 

30 giugno

Va a effettuare il tiro, ora, il giocatore Bosvelt … Toooldo paraaa, siamo in finale!” Bruno Pizzul

La mattina seguente, da Amsterdam a Rotterdam passando per Utrecht e Eindhoven, c’era un nome che riecheggiava costantemente nella mente di ogni tifoso olandese. Probabilmente questo nome divenne anche il più citato nelle conversazioni all’interno dei pub e, verosimilmente, non fu accompagnato da parole di elogio. Con quella prestazione leggendaria, Francesco Toldo fu capace di diventare, al contempo, l’uomo più amato e odiato in due nazioni

Il 2 luglio, l’Italia disputò la finale contro la Francia e il portierone azzurro dovette arrendersi al golden goal siglato da David Trezeguet che, con una sventola sotto l’incrocio, mandò in frantumi il sogno di milioni di italiani: vincere il primo europeo della storia.

A distanza di anni, la ferita, forse, non si è ancora rimarginata ma una cosa è certa: nessun italiano che quel giorno vide quella semifinale potrà dimenticare la corsa con le braccia al cielo di Francesco Toldo verso i suoi compagni. E, di sicuro, neanche nessun olandese.

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Gavino Vacca
Sin da piccolo, sono sempre stato un grande appassionato di sport e in particolare di calcio.
Ho conseguito la laurea magistrale in Marketing e Comunicazione d'Impresa alla Sapienza di Roma. Dopo un master in Digital Marketing mi occupo anche di SEO Copywriting.
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