Giorno della Memoria: ricordiamo Giorgio Perlasca

Giorgio Perlasca. Il silenzio del Giusto

Oggi 27 gennaio è il Giorno della Memoria, data istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005 per ricordare i quasi 15 milioni di morti dell’Olocausto;  vittime innocenti dell’abominio nazista e dell’omertà del resto del mondo.

In occasione di questa giornata molto importante, contrariamente a quanto mi è solito, voglio parlare di un evento a cui ho assistito giovedì 18 gennaio presso la Biblioteca di Maerne di Martellago: “Giorgio Perlasca. Il silenzio del giusto”.

Credevo si trattasse della presentazione di un libro su Giorgio Perlasca, invece era una conferenza tenuta da Franco Perlasca, il figlio, e dalla moglie Luciana Amadio.

La serata è cominciata con un documentario di circa venti minuti su Giorgio, in cui si raccontava la sua vita e la grande impresa che, tra il 1944 e il 1945, gli permise di salvare oltre cinquemila ebrei con uno stratagemma.

Nel video, si vedevano spezzoni in cui lo stesso Giorgio parlava alle telecamere e mostrava tutta la sua umiltà di fronte a un fatto che, di per sé, fu invece straordinario.

Al termine del filmato, davvero molto emozionante per il richiamo a fatti più o meno conosciuti perpetrati dai nazisti contro gli ebrei ungheresi; il Signor Franco prendendo la parola, cominciò a raccontare, con ricchezza di dettagli, i fatti che portarono suo padre a fingersi console spagnolo per salvare più ebrei possibile.

La vita di Giorgio Perlasca

Giorgio Perlasca, militante nel partito fascista, nel 1937 partecipò alla guerra civile spagnola a fianco del generale Franco; combatté quasi due anni durante i quali apprese le consuetudini e la lingua spagnola che parlò sempre fluentemente.

Tornato in Italia cominciò ad allontanarsi dal fascismo non condividendo alcuni suoi atti, in particolare la promulgazione delle leggi razziali.

Il giorno dell’Armistizio, 8 settembre 1943, Perlasca si trovava in Ungheria per lavoro, e come tutti fu costretto ad una scelta: rimanere fedele al Re o aderire alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Perlasca scelse l’Italia e per questo fu perseguitato dai tedeschi.

Riuscì a fuggire nell’ambasciata spagnola e, forte dei documenti che lo mostravano reduce della guerra civile spagnola, ottenne un passaporto e una cittadinanza fittizia a nome di Jorge Perlasca. Da quel momento Giorgio visse “sotto copertura” e gli fu assegnato la funzione di aiutante dell’ambasciatore con il compito  di consegnare i salvacondotti agli ebrei ungheresi per permettere loro di passare dal ghetto, dove abitavano, a delle case protette dalla bandiera spagnola.

Quando il console lasciò l’Ungheria per non riconoscere il nuovo governo filonazista, Perlasca decise di rimanere e, senza pensare al pericolo e per non lasciare soli i suoi protetti, si finse il console ad interim e continuò nella sua opera di salvataggio e protezione degli ebrei ungheresi.

Al termine della guerra, Perlasca tornò a casa dove scrisse un memoriale in triplice copia: uno per la Spagna, uno per il governo italiano e uno per sè. Non ottenendo nessuna risposta da Spagna e Italia, continuò la sua vita senza aspettarsi niente e, soprattutto, tacendo anche in famiglia l’impresa straordinaria che aveva compiuto in Ungheria.

Non parlò mai di quanto fatto fino al 1987 quando la sua vicenda divenne pubblica grazie alla visita inaspettata di una sopravvissuta che, giunta in Italia per un viaggio di piacere, decise di cercare quel Jorge Perlasca che tanti anni prima l’aveva salvata insieme ad altre migliaia di persone.

Nel 1989 Perlasca fu insignito del titolo di Giusto tra le Nazioni.

Un uomo straordinario

Ho voluto riassumere la vita di Perlasca per dare un accenno della grande opera di altruismo e coraggio compiuta dall’allora trentacinquenne.

Nella realtà questa storia, passata attraverso le parole del Signor Franco e della moglie Luciana, è talmente affascinante ed avvincente che è impossibile spiegare. Entrambi, senza nascondere il grande affetto e la profonda stima per il Signor Giorgio defunto da molti anni ormai, sono riusciti a dipingere l’immagine di un eroe comune che comune non era.

Il racconto di Franco e Luciana è stato estremamente chiaro nel citare fatti storici e aneddoti di vita familiare e privata che dipingono Giorgio Perlasca come uomo tutto d’un pezzo, dedito alla famiglia e ai ricordi, ma restio a spendere una sola parola su quanto aveva fatto durante l’occupazione nazista.

Immaginiamo la sorpresa del figlio Franco nel conoscere la storia del padre e nel trovarsi davanti un vero eroe!

Il racconto è stato condito con molte curiosità per meglio capire la figura di Giorgio; cosa l’abbia spinto ad agire in quel modo, perché non abbia parlato una volta tornato a casa, come si sia sentito nei confronti della Spagna e dell’Italia e anche nei confronti di tutte le persone che aveva salvato.

Gli occhi di molti si sono inumiditi quando Franco ha raccontato un incontro tra il padre e una sopravvissuta che voleva offrirgli in dono gli unici oggetti  rimasti della sua casa in Ungheria, lasciata in grande fretta per fuggire dal ghetto. Giorgio aveva rifiutato il gentile pensiero dicendo alla signora di tenerli per la sua famiglia, ma la risposta di lei fu: “se non ci fosse stato Lei, Signor Perlasca, nessuno di noi avrebbe ora una famiglia“.

E’ stata una serata davvero interessante e ricca di emozioni; il pubblico, che gremiva la sala, è rimasto incollato alle sedie nonostante la tarda ora e continuava a porre domande ai relatori che mai hanno dato segno di stanchezza o di nervosismo e, anzi, invitavano chiunque avesse curiosità ad esprimerle senza remora.

Mi ero ripromessa di far foto ma non ne ho; dal momento in cui il signor Franco ha preso il microfono, me ne sono completamente scordata, troppo presa com’ero dal suo racconto.

Ringrazio di cuore gli Amici della Biblioteca di Maerne per aver organizzato un evento di così grande spessore storico e umano e di aver permesso a molti, come me, di prenderne parte. Invito sempre tutti a partecipare agli eventi culturali organizzati a livello locale perché  permettono di scoprire piccole e grandi realtà spesso sconosciute.

Contrariamente agli anni scorsi, non ho voluto parlare oggi di libri sul tema dell’Olocausto ma di un grande uomo che, da solo, riuscì a salvare migliaia di ebrei da morte certa. Proviamo a immaginare cosa sarebbe successo se si fossero mobilitate più persone, forse la Storia sarebbe stata diversa.

Non lo sapremo mai, ma una cosa possiamo fare: studiare, informarci e guardare al passato per meglio agire nel futuro, il nostro futuro che persone come Giorgio Perlasca ci hanno assicurato.

Vi lascio con una delle più famose frasi di Primo Levi che rappresenta il connubio tra ieri, oggi e domani:

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.”

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Gloria Gallo
Pianighese d’origine, ma ormai da qualche anno vivo in un altro paese. Laureata in Scienze della Comunicazione a Venezia, da anni collaboro con associazioni culturali, riviste e siti web parlando di quello che mi piace di più: i libri! Amo la lettura, la scrittura, la letteratura e la storia contemporanea. Il mio più grande difetto è che non riesco a “star ferma”: ho sempre bisogno di nuove avventure e di stimoli sempre diversi. Mi piacciono le sfide e cerco sempre di trovare il lato positivo nelle cose perché penso che la realtà sia tanto difficile già di suo senza doversi fossilizzare su quello che non va.
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