“L’inverno sta arrivando” e Io Ascolto Musica

“L’inverno sta arrivando” è il motto di casa Stark, una delle casate nobiliari più importanti del regno di Westeros, dipinto magistralmente da George R. R. Martin nelle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” e conosciuto ai più come “Il trono di spade”. “L’inverno sta arrivando” è stato il titolo del primo episodio della serie TV e, ripetuto quasi come un mantra, è diventato il leit motiv delle sei stagioni finora prodotte da HBO oltre che un simpatico meme (con Fantozzi congelato) da girare agli amici di Whatsapp.

Beh, signori, vi rivelo un segreto. In Riviera l’inverno è già arrivato da un pezzo. A confermarlo c’è un freddo che non si sentiva da anni (quello che gli anziani del luogo definiscono come “becco”): provate voi ad aspettare un treno a -11 e a ripetervi che “L’inverno sta arrivando” anche quando scoprirete che quel maledetto treno arriverà con venticinque minuti di ritardo e che, nel raggio di chilometri, non c’è una pensilina sotto la quale proteggersi dal vento gelido delle sette del mattino.

Io c’ho provato, e le uniche parole che mi son uscite si son trasformate in cubetti di ghiaccio ideali per il cuba libre della prossima vacanza.  Ma è in questi momenti che si riscopre l’uso della tecnologia, benedetta sia la rete, e si apprezza di avere uno smartphone nella tasca dei pantaloni.

Eh sì, perché quando il tempo si dilata a dismisura, come in questo gelido mattino in stazione, il telefonino SA come farci passare momenti lieti. Il mio, ad esempio, è andato su Youtube e mi ha fatto ascoltare Calcutta. Cosa mi manchi a fare, Frosinone e l’Oroscopo sono dei pezzi che mi sono molto, ma moolto, ma mooolto piaciuti (ovviamente non sono il solo, va da sé: date un occhio ai numeri che ha fatto sul tubo e considerate che ha vinto un disco d’oro l’anno scorso) nel loro ibridarsi fra la melodia della classica canzone cantautorale italiana e le sonorità pop che accompagnano testi con il notevole pregio di regalare all’ascoltatore immagini e frammenti di ricordi del proprio vissuto.

Non è un caso se Edoardo (Calcutta è il nome d’arte) in un’intervista ad OddMag dice che: “La mia speranza è che tutto torni in un ricordo di qualcun altro. Mi fa piacere pensare che queste sensazioni – che io immagino diverse: a livello fisico, di odori, di tutto – possano ricongiungersi tra loro attraverso l’ascolto altrui.” Beh, nel mio caso, obbiettivo centrato caro Calcutta! Dato che il mio telefono SA che dopo un poco la malinconia mi viene a noia e dato che SA che nei miei gusti c’è una certa predilezione per la musica elettronica, dopo il trittico di Calcutta mi ha proposto una doppietta (come la tequila: bum, bum!) di Cosmo.

L’ultima festa è un brano che fa spalancare gli occhi a chi, vivendo nell’ignoranza come il sottoscritto, si chiede dove diavolo sia stato Cosmo fino ad oggi. La base elettronica richiama i synth anni ‘80 e ‘90, spalancando le porte di un eden in cui il ritmo e la voglia di muoversi la fanno da padroni. Pure il testo hai suoi bei perché, non fosse altro per la strofa che recita: “E quando dici che non esisto, tu sparisci con me” che mi ha fatto pensare Schrödinger e al suo gatto.

Le voci è un altro bel pezzo di Cosmo (mi verrebbe da dire electro-pop, ma non so cosa significhi in realtà), in cui sembra quasi che l’autore si confidi con chi ascolta rendendolo partecipe del proprio flusso di coscienza (ehi, mica stiam parlando di Joyce, eh?!). Mentre Cosmo sta suonando, mi ritrovo sul binario a battere il ritmo con il piede destro, accennando qualche goffo passo del ballo della scimmia sotto lo sguardo accigliato degli altri pendolari semi ibernati. Vedo i fari in lontananza. Deo gratias, il treno è arrivato! Salgo e prendo posto ringraziando il mio telefono (anche se lo SA già), sistemo gli auricolari e, con Calcutta e Cosmo nelle orecchie, dimentico l’inverno.

Autore : Ludo

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