Mai Una Gioia: Non mi piaccio Mai in Foto

Recentemente la mia foto è stata pubblicata in un sito, con quelle di altre ragazze per questioni professionali. Quando ho visto la mia immagine sullo schermo, il mio primo pensiero è stato che tutte le altre erano ben riuscite, tranne la mia, nella quale non mi piaccio neanche un po’.

I commenti delle mie compagne d’avventura in merito alle proprie foto è stato quasi unanime: tutte assolutamente insoddisfatte, ognuna con le proprie motivazioni. Ma com’è possibile? Il mio successivo ragionamento, ormai indubbiamente obsoleto, è che le donne non sono mai soddisfatte di sé stesse e delle proprie foto. Convivo da anni con ragazze magrissime che lamentano di essere grasse, laddove palesemente non lo sono. Quando la pancia è talmente piatta da inficiare qualunque proposito di ridurla, i motivi d’insoddisfazione si concentrano sulla cellulite, poi sui capillari delle gambe, per passare alla crema solare protezione ottanta sul viso che “altrimenti mi escono le macchie”.

Vogliamo dimenticare la grave piaga della ritenzione idrica? E le rughe invisibili? Chi ha i capelli lisci, li vorrebbe ricci e viceversa. Le foto di cui sopra sono state scattate da un fotografo professionista, immaginate quando le foto sono fatte nel quotidiano. Ho letto un tweet, su Twitter ovviamente, (di @raramolecola) che riassume perfettamente cosa succede a ogni tentativo di scatto: “Amore mi fai una foto? E poi: Sembro grassa, Sembro mia nonna, Sembro ET, Sembro una botte, No, rifalla, Rifalla, RIFALLA… -Memoria piena”. Fine della storia.

In meno di 140 caratteri (il limite imposto in quel social) è stata sintetizzata una parte di storia della vita di noi donne. Provate a pubblicare la foto di un soggetto femminile senza la totale approvazione, se ne avete il coraggio! Oppure, ancora da Twitter, per tenere in ostaggio una donna basta scattarle una foto e non farle vedere com’è venuta (da @tremenoventi). Ma qual è il momento in cui si raggiunge l’apice di queste fobie femminili? Davanti a lui, allo specchio delle mie brame. Se solo quegli oggetti riflettenti potessero parlare, sarebbero già tutti morti ammazzati.

La sua vera funzione non consiste nell’aiutarci a migliorare la nostra immagine, ma contribuire ad affossare la nostra autostima: con la luce giusta poi, può gettare nel più profondo sconforto anche chi abbonda in bellezza esteriore. Quante smorfie gli si sono parate davanti? Quanti pianti e segnali di stizza, disapprovazione e addirittura odio, fino a elevare al suo minimo livello quel processo soggettivo chiamato autostima. Uno dei punti più nevralgici degli sconforti femminili è molto spesso legato al peso.

Ogni volta che un uomo si sente chiedere da una donna se la considera grassa, io credo fermamente che senta subito girare nella testa la musichetta dello squalo, perché qualunque risposta sarà innegabilmente sbagliata e l’unica via d’uscita in quel momento potrebbe essere il teletrasporto, ma non è ancora stato inventato. Insomma, se una donna decide di avere un difetto, anche se non c’è, e di farne una mania, non si trova facilmente un modo per contrastarlo. L’unico modo per farla desistere è farle trovare un nuovo neo su cui concentrarsi.

Un altro elemento della casa che custodisce inconfessabili segreti è indubbiamente l’armadio, composto in percentuale variabile di “non ho nulla da mettere”, “questo è per quando dimagrisco”, “cose che non metto più ma non si sa mai che tornino di moda” e “cose da buttare ma non ho ancora il coraggio”. Indossare poi solo quelle due cose perché non si sta bene con altro. Dubbi e perplessità la fanno da padroni, l’insicurezza regna sovrana, talvolta solo a giorni alterni, quasi a voler avvalorare le parole di quell’anonimo che ha detto: la donna non sa mai quello che vuole ma sa bene come ottenerlo.

Monica Penazzato
Costume e Ilarità LIFESTYLE
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