Open…20 giorni dopo. Una chiacchierata con gli architetti.

A 20 giorni dall’evento che ha visto oltre 200 persone coinvolte, siamo curiosi di sapere cosa ha lasciato “Open”, gli studi aperti di architettura, nella splendida Dolo ed in Riviera del Brenta in generale che ha ospitato l’evento. Un grazie va a Carlotta Vazzoler che ha contribuito alla diffusione ed organizzazione di Open!

“Gli architetti mostrano e ascoltano nella Riviera del Brenta” si è concluso con successo e partecipazione di molti cittadini a Dolo
In tutta la provincia di Venezia sono stati oltre cento gli studi dell’Ordine degli Architetti PPC di Venezia che hanno aderito all’iniziativa indetta, su tutto il territorio nazionale, dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
“Nella realtà siamo un po’ tutte e tutti architette od architetti, poiché con la mente costruiamo pensieri, con le azioni costruiamo le nostre personalità ed il futuro.” (cit. Prof. Corrado Balistreri)
E‟ questa la perfetta sintesi dell‟evento intitolato “Open! Gli architetti mostrano e ascoltano” che si è tenuto a Dolo all‟ex Macello sabato 25 maggio 2019, manifestazione fra le iniziative del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, organizzata in collaborazione con l‟Ordine degli Architetti PPC di Venezia su tutto il territorio della Città Metropolitana.
Oltre duecento le persone che sono intervenute durante tutta la giornata di evento e di dibattito che ha visto interagire a Dolo architetti, professionisti, addetti ai lavori, giornalisti e cittadini con un comune obiettivo: aprire il dialogo tra professionisti e cittadini puntando l‟attenzione in questo caso sulla Riviera del Brenta per essere i protagonisti del cambiamento, diffondere la cultura architettonica e unire la loro voce a quella dei residenti rinnovando la sensibilità nei confronti dell’ambiente, del paesaggio e dei territori per testimoniare che l’architettura riguarda entrambi ed è fondamentale per la qualità della vita di tutti.
Gli architetti Cipriano Bortolato, Roberto Corradini, Barbara Doni, Raffaella Gobbi, Giovanna Mar, Filippo Morandina, Roberto Nordio, Rebecca Rovoletto, Ada Tambato, Ugo Tombacco e Raffaella Gianolla, dottore in architettura, si sono lasciati intervistare, hanno raccontato la loro storia di vita e di professione nella Riviera del Brenta, dove lavorano e operano, hanno dato suggestioni, lanciato proposte ed ascoltato.
L‟arch. Ada Tambato ha proposto una suggestione sulla Conca di Dolo e l‟arch. Cipriano Bortolato sul Parco dei Laghetti di Martellago.
La Conca a Dolo, storicamente luogo di riferimento per le attività connesse alla navigazione, nel corso dei secoli ha subito trasformazioni, che, per lungo tempo, non hanno dato definizione al sito. Dopo la demolizione degli edifici insistenti nell’area, nasce l‟occasione per rivisitare e reinterpretare il luogo come spazio per aggregazione e riqualificazione, e ridare vivacità ad un ambito cittadino e naturale. La nostra dimensione urbana è fatta di persone e non solo di elementi architettonici che occupano gli spazi. I luoghi urbani, della dimensione sociale, vogliono essere mostrati come possibili elementi di unificazione trasversale, che permette al bambino di correre e divertirsi, all‟adulto di avere degli spazi culturali e all‟anziano dei luoghi di riflessione. La città siamo noi, la base dell‟economia nasce da una Domanda a cui risponde un‟ Offerta: se fosse il contrario sarebbe comunque percepita, dai fruitori, come una scatola vuota.
Il Parco dei Laghetti di Martellago aiutano Bortolato a fare una riflessione sulla relazione tra la laguna e la terraferma: si evidenzia una netta dicotomia tra un paesaggio fondato sull‟elemento acqua e uno nettamente continentale. Il paesaggio della Terraferma sembra indifferente alla sua prossimità geografica al mare, anzi, pare che gli sforzi condotti per secoli dalla città lagunare, volti ad allontanare l‟acqua (ma anche i suoi sedimenti) proveniente dal continente abbiano avuto l‟esito di rendere distante e separare ulteriormente, non solo fisicamente, la terra dal mare. L‟acqua della Terraferma determina oggi un paesaggio artificiale, non fiumi ma canali, cave anziché laghi, bonifiche rese asciutte dalle idrovore al posto delle paludi. Bortolato con questa suggestione intende recuperare l‟acqua sottraendola alla percezione quale mero paesaggio, restituendola come spazio fruibile, agli abitanti la Terraferma.
Il Prof. Corrado Balistreri, architetto, sollecita la platea con le sue riflessioni sui Molini, le Chiuse e sul Campanile di Dolo. Parla del Canaletto e di come quest‟ultimo non abbia scelto a caso questo luogo immortalandolo ad imperitura memoria. Per sempre, grazie alle vedute di Antonio Canal, Dolo ridente cittadina rivierasca adagiata lungo il Naviglio Brenta, sarà riconosciuta nel mondo. Poi il Campanile, metafora dell‟indice che punta verso Dio, simbolo dell‟uomo che cerca il Divino, testimonianza della devozione degli abitanti di questo paese se tantissimi artisti, dell‟epoca e non, lo raffigurano nelle loro opere. Qui va concentrata l‟azione di riqualificazione e di rigenerazione eliminando le storpiature che non rendono giustizia a questi luoghi della memoria che oggi pretendono rispetto, cura, protezione.
Se la città è luogo della memoria collettiva dei popoli e deve essere colta nella sua complessità, come sosteneva Aldo Rossi, arriva puntuale la suggestione dell‟arch. Roberto Corradini che nella sua disquisizione parla di progettare e rigenerare gli spazi con la luce: la luce è mezzo per comunicare lo spirito del proprio tempo e contribuire alla costruzione del paesaggio urbano sia diurno che notturno, oltre che migliorare la qualità della vita dell‟uomo. “Se, di giorno, passeggiando in un centro storico, ogni visitatore straniero si immerge in una profonda dimensione culturale, antica e sedimentata nello
spirito di noi italiani, non si può dire lo stesso di notte. Troppo spesso, l’illuminazione è stata associata solamente a temi di “sicurezza” ed efficienza energetica, quasi mai pensata in primis per migliorare la qualità della vita”. Eppure, le più recenti ricerche scientifiche hanno scoperto che la luce, con i suoi colori e le sue intensità, influenza non solo la salute umana, ma anche quella dell‟ecosistema in cui viviamo.


L‟arch. Rebecca Rovoletto ha parlato di etica dei processi progettuali e pianificatori che portano a progetti condivisi con le persone e le comunità. Rovoletto parla dell‟architetto come uno dei principali protagonisti delle trasformazioni territoriali, che non sono solo fisiche e ambientali, ma incidono sulle coordinate culturali e sui connotati sociali, specie in termini di equità. „Territorio‟ non è una mappa astratta e fissa: include la terra, l‟acqua, l‟aria, la flora e la fauna, il sottosuolo e la volta del cielo; è anche tutto ciò che è inanimato e immateriale, i pensieri che si producono e i gesti che si compiono; è la comunità dei vivi e dei morti, delle antropologie e delle forze spirituali; è un „dove‟ mutevole. Ma è, al contempo, il „come‟ stanno insieme le relazioni che legano questi elementi. Qui si colloca il raggio di complessità in cui operare localmente e all‟interno del più ampio frame delle sfide che oggi abbiamo di fronte – come eventi climatici estremi, migrazioni, gentrificazione e diritto alla città.
L‟arch. Ugo Tombacco impegnato in grandi progetti sia nazionali che internazionali con la sua società racconta di esigenze del committente che vanno salvaguardate e di competenze del professionista che deve capire e deve interpretare bisogni e desideri. L‟arch. Giovanna Mar che ha respirato architettura sin da bambina e che ha raccontato della sua passione per la struttura come involucro che protegge; l‟arch. Filippo Morandina che mette al centro della propria ricerca l‟anima del fare architettura e l‟uomo in una concezione olistica del ruolo dell‟architetto; l‟arch. Raffaella Gobbi che si occupa di restauro e ama lavorare con i materiali del passato, ripristinarli, ripensarli, riusarli; l‟arch. Barbara Doni col suo impegno con l‟Africa e la realizzazione di progetti architettonici sostenibili; l‟arch. Roberto Nordio che ha incantato con la sua arte fotografica e la visione di una architettura che si fonde con la natura.
Ospite di Open! a Dolo Raffaella Gianolla, dottore in architettura e fotografa giramondo che ha esposto negli spazi aperti dell‟ex Macello la mostra “Attimi – Pics Through The Lens”.


Su https://studiaperti.com/ tutte le iniziative e i protagonisti di Open! Edizione 2019


Ufficio stampa, Ordine di Venezia, Silvia Renzi, tel. +39.3382366914 Ufficio stampa “Open! Gli architetti mostrano e ascoltano”, Carlotta Vazzoler, tel. +39.3493972798

Renato Trincanato
La vita...è un viaggio. Dunque, viaggiate! Chi sono io? Prima di tutto sono fin troppo razionale...l'istinto lo uso molto poco e prima di fare delle scelte devo pensare parecchio. Sono molto realista, non mi creo illusioni, non spero in cose su cui non c'è più speranza. Accetto la realtà,ma spesso non la condivido. Sono anche romantico sotto un certo punto di vista. Sono permaloso (nei limiti): una battuta a cavolo nel momento sbagliato sul mio carattere, sul mio abbigliamento o su qualsiasi altra cosa può essere fatale per la mia ira... Sono nervoso perennemente, credo...mi preoccupo per mille persone e prima di qualche prova importante sono sempre in tensione. Sono anche molto altruista, se un amico/a ha bisogno di sfogarsi io ci sono in qualsiasi momento, garantito. Sono io.
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