Roxy Bar di Red Ronnie, il modo anticonvenzionale di presentare la musica

Chiude il Roxy Bar, chiude il locale che lo ospita, si conclude simbolicamente, se così si può dire, un’epoca. Red Ronnie, il rosso della musica, lo conosciamo tutti anche per il suo essere fuori dalle righe nelle proprie scelte musicali e di vita.

Le ragioni per cui tira giù le serrande e smantella il locale le spiega direttamente lui meglio di come possa fare chiunque altro con il discorso indiretto. Basta guardare il video dell’ultima trasmissione live dal Roxy Bar, andata in onda il 19 dicembre scorso.

Chi sta da questa parte, di fronte allo schermo nero, può probabilmente raccontare con maggiore efficacia (si spera) i propri ricordi. Quelli di quando c’era Videomusic e lo si guardava in tv.

Ricordo i sabati sera degli anni ‘90 trascorsi a casa, davanti alla televisione “perché c’è il Roxy Bar”… spesso molto davanti, quasi addosso a quella scatola troppo piccola per contenere tutta quell’esplosione di musica, discussioni, punti di vista. Era tutto in bianco e nero, almeno a casa mia e pure molto sgranato, dato che non era stata ancora installata l’antenna esterna. Nemmeno l’audio era poi così ottimale, anzi: andava di pari passo con “i risi” bianchi, neri e grigi – quando non erano “righe” orizzontali o zigzaganti – che disturbavano le immagini.

Ricordo i primi rap di svolta di Jovanotti, la sua tromba dipinta; Cyndi Lauper che presentava il suo “Hat full of stars” (uno fra gli album meno noti di questa cantautrice, eppure uno dei più riusciti) vestita con un miniabito nero lucido simile ad una sottoveste. Red le chiedeva come mai, secondo lei, piace anche ai bambini e lei rispondeva che è perché porta molto colore.  Neffa al tempo dei Messaggeri della Dopa argomentava animatamente con Monsignor Tonini riguardo la legalizzazione della marijuana e delle droghe leggere.

Passavano artisti famosissimi ed altri non ancora noti, qualcuno muoveva i primi passi nel mondo musicale, tutti avevano un momento per esibirsi e parlare.

Stavo alzata fino a notte fonda per seguire il Roxy Bar, e cercavo di imparare qualcosa in più sulla musica, di colmare le mie lacune, sebbene per quelle non basti una vita (lunga).

Se il Roxy Bar è entrato nell’olimpo degli amarcord mitici, è proprio per aver mostrato un modo alternativo, anticonvenzionale, magari anche discutibile, di presentare la musica e di aver dato degli spazi per suonarla dal vivo. Valeva la pena restare a casa a guardarlo.

Argya Lydon
Introspettiva, riflessiva, amante della creatività, nasco sotto il segno della Bilancia nell'anno di Disco Inferno. Ascolto musica al di qua della techno trance e dell'heavy metal, per i quali ammetto di averci provato, senza riuscirci. Chiedo sempre a tanta musica e a tanti libri di aspettarmi, per dare una ragione alla vita che rimane. Secondo me è il concetto di aver cura del proprio tempo in questa dimensione. So di non sapere, ma faccio il possibile per colmare le lacune. Collaboro con coloro che nutrono, coltivano e curano un po' di pragmatica follia. In continua evoluzione..
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