Sir Alex Ferguson, l’uomo che vinse la Champions in 3 minuti

Barcellona, 26 maggio 1999. È da poco scoccato il 90′ quando David Beckham si avvia verso la bandierina per battere un calcio d’angolo in favore del Manchester United. Si gioca al Camp Nou, in palio c’è la Champions League e i Red Devils sono sotto per 1-0 contro il Bayern Monaco. I bavaresi hanno dominato la partita fallendo per diverse volte il colpo del KO e, come capita spesso in questi casi, le scelte degli allenatori possono decidere le sorti di un match.
Sulla panchina degli inglesi, da ormai 13 anni, sedeva un certo Alex Ferguson che, in 27 anni consecutivi alla guida del Manchester United, si è trovato molto spesso di fronte a situazioni complicate sia dentro che fuori dal campo. Quel giorno, il tecnico di Glasgow, decise di buttare nella mischia Teddy Sheringham e Ole Gunnar Solskjær per gli ultimi venti minuti del match. Saranno gli uomini della provvidenza.

Glasgow e dintorni

“Londra può avere più denaro e Vienna più cultura; Roma può avere più storia e Parigi più stile. Ma Glasgow ha il cuore più grande.” Fuad Alakbarov

Il 1941  si concluse con un evento che sconvolse l’America, destinato a incidere in modo decisivo sull’esito del secondo conflitto mondiale. All’alba del 7 dicembre, nella baia di Pearl Harbor, l’ammiraglio giapponese Isoroku Yamamoto diede il via alla cosiddetta “operazione z”: oltre 300 caccia bombardieri dell’esercito giapponese attaccarono la base aeronavale statunitense, provocando migliaia di vittime e danni ingenti flotta americana. Il giorno seguente, il presidente americano Franklin Delano Roosevelt definì l’accaduto come il “giorno dell’infamia” e, ottenuto l’appoggio del Congresso, firmò la dichiarazione di guerra contro il Giappone.

Sempre nel ’41 un’altra “guerra”, di interesse mondiale, vide la medicina avere la meglio sulle malattie infettive generate da agenti microbici. Tredici anni dopo la scoperta della penicillina da parte dello scozzese Alexander Fleming essa venne utilizzata, per la prima volta, per curare un’infezione batterica. Quattro anni più tardi, Fleming insieme a Ernst Boris Chain e Howard Walter Florey, i due ricercatori dell’Università di Oxford che effettuarono il primo test su un paziente affetto da setticemia, vennero insigniti del Nobel per la Medicina.

Il millenovecentoquarantuno si concluse con un altro avvenimento significativo: il 31 dicembre nacque un bimbo destinato a scrivere la storia del calcio britannico e mondiale. Si tratta di un altro scozzese, che di nome fa sempre Alexander ma di cognome Ferguson. Nasce a Govan un sobborgo di Glasgow e la sua famiglia, di umili origini, apparteneva alla working class. Viene cresciuto da mamma Elizabeth mentre il papà -anche lui Alexander- oltre ad essere un calciatore professionista, faceva l’operaio in un cantiere navale.

Sin da piccolo, Alexander dovette conciliare lo studio e il lavoro, la sua carriera scolastica ne risentì e, seppur non fu brillante come quella da allenatore, riuscì a diplomarsi all’età di 21 anni. Nel frattempo venne assorbito dalla sua più grande passione, che diventerà anche il suo lavoro. Inizierà a calcare i campi dilettantistici scozzesi in età adolescenziale e, dopo una lunga gavetta, nel 1966 riuscirà a vincere il titolo di capocannoniere della Scottish Premiership, con la maglia del Dunfermline. Militerà anche nei Rangers di Glasgow e darà l’addio al calcio giocato nel ’74 all’età di 33 anni.

Uno scozzese alla guida dei Red Devils

“La pensione è per i giovani, non per i vecchi. I giovani possono trovare nuovi interessi. Quando sei vecchio e sei stato nel giro per il tempo che ci sono stato io, se dovessi scendere, dove pensa me ne potrei andare? Sotto terra. Mi creda. La pensione è per i giovani. Se invecchi, non ci andare in pensione” Sir Alex Ferguson

Ventisette anni. Ventisette primavere consecutive alla guida di un’unica squadra e non un club qualsiasi. Quando si parla di Manchester United, qualsiasi appassionato di calcio pensa a uno dei club più prestigiosi al mondo oltre che tra i più vincenti della storia del football inglese. E, in automatico, scatta l’associazione con Alex Ferguson, un binomio inscindibile quello tra il tecnico di Glasgow e i diavoli rossi durato 27 stagioni.

Quando nel novembre del 1986 Alex Ferguson sedette, per la prima volta, sulla panchina dello United aveva già un curriculum di tutto rispetto: allenava già da dodici anni e, nella sua Scozia, aveva vinto tutto ciò che si poteva alla guida dell’Aberdeen. Nell’86 divenne contemporaneamente commissario tecnico della nazionale scozzese che guidò nel mondiale vinto dall’Argentina di Diego Armando Maradona. Poi, la chiamata dello United dove vincerà tutto: 13 Premier League, svariate coppe nazionali e internazionali e due Champions League.

Proprio la vittoria della sua prima Champions ci riporta all’inizio di questa storia. Quel giorno, dopo appena sei minuti, il Bayern Monaco si portò in vantaggio grazie al gol su punizione di Mario Basler. La compagine tedesca era imbottita di campioni, fra gli altri spiccavano il portiere Oliver Khan e il pallone d’oro Lothar Matthaus. Lo United non era sicuramente da meno e, oltre al già citato Beckham, poteva vantare nel proprio undici giocatori del calibro di Peter Schmeichel e Ryan Giggs oltre ai gemelli del gol Dwight Yorke e Andy Cole. Proprio quest’ultimi, di solito molto prolifici in zona gol, si presentarono al Camp Nou con le polveri bagnate.

Vincere la Champions in 3 minuti

Fu così che Ferguson decise di giocare i suoi due assi nella manica buttando nella mischia Sheringham al 67′ e Solskjær all’81’. Nel frattempo, il palo colpito da Mehmet Scholl e la traversa centrata da Carsten Jancker negarono ai tedeschi la possibilità di chiudere la pratica. Giunti al 90′ l’arbitro di quella sera, l’italiano Pierluigi Collina, assegnò 3 minuti di recupero con il risultato incollato sull’1-0 in favore dei tedeschi. A quel punto, neanche il più ottimista dei tifosi del Manchester avrebbe potuto immaginare ciò che stava per accadere.

Minuto 91, sulla bandierina del calcio d’angolo si presenta lo Spice Boy: palla tagliata al centro dell’area e, dopo una serie di rimpalli, proprio Sheringham devia la palla portando il risultato in parità.

Minuto 92, il copione è sempre lo stesso: calcio d’angolo dalla sinistra battuto da Beckham, sponda aerea di Sheringham e Solskjær, appostato nell’area piccola, indovina la zampata vincente spedendo la palla sotto l’incrocio alla sinistra di Khan. Nello stupore generale, i tifosi del Manchester sono in visibilio, i giocatori tedeschi sono attoniti, alcuni piangono disperati e l’arbitro Collina tenta invano di consolarli. Nel frattempo, gli uomini di Sir Alex festeggiano come matti.

Quella sera, a distanza di 21 anni dall’ultima volta, grazie a due cambi azzeccati e un bel po’ di fortuna, Alex Ferguson riuscì a riportare la Champions League ad Old Trafford. In seguito a quella vittoria la Regina Elisabetta lo nominò “Sir” e quando nel 2013 dirà per sempre addio al calcio lo farà stabilendo un record assoluto: con 49 trofei è, ad oggi, l’allenatore più vincente della storia del calcio mondiale.

Dalle parti di Old Trafford è considerato alla stregua di un dio al punto che gli è stata dedicata una statua e intitolata una via. Il modo migliore per rendere omaggio, per sempre, alla carriera di Sir Alex Ferguson: l’uomo che vinse la Champions in 3 minuti.

 

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Gavino Vacca
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Marketing e Comunicazione d'Impresa alla Sapienza di Roma. Dopo un master in Digital Marketing mi occupo anche di SEO Copywriting.
Per MeMagazine scrivo storie di sport.
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