Storie di… vino, Le eccellenze del Veneto – Parte 2

Riprendiamo la nostra panoramica sulle zone di eccellenza vinicola del Veneto. La scorsa volta abbiamo descritto, tanto per rimanere nelle vicinanze di casa nostra, la D.O.C. Riviera del Brenta. In questa puntata esploreremo le aree nel Nord-Est, che interessano principalmente le province di Treviso e Venezia.

Prima però, un breve salto indietro nel tempo: siamo nell’antica Roma, ospiti nella dimora di un ricco patrizio, distesi su un triclinio. Le pietanze, come le coppe, si susseguono incessanti, perché il vino è prima di tutto convivio. Il galateo dell’epoca però impone al padrone di casa di non far ubriacare i commensali. Ma come evitarlo, se ogni scusa è buona per un brindisi, alla salute di un amico o dell’amata, svuotando tante coppe quante erano le lettere del nome dell’interessato/a? Allungare il vino con acqua era una pratica quindi necessaria, ma il più delle volte insufficiente: al fine di “liberare” l’ospite dagli eccessi, i servi a fine pasto servivano un disgustoso miscuglio di mandorle amare tritate, cavolo crudo e polmone di capra. Il vomito, e quindi la “liberazione”, erano assicurati. Come diceva il grande Totò, “alla faccia del bicarbonato di sodio!”

Ma torniamo ai giorni nostri e precisamente alla zona della D.O.C. Piave, che si spinge a Nord fino al comune di Vittorio Veneto, a Est ai comuni di Eraclea e Torre di Mosto, a Sud ai comuni di Mogliano Veneto, Marcon, Quarto d’Altino e Jesolo, a Ovest ai comuni di Montebelluna, Trevignano e Paese. La produzione vinicola di questa zona è legata, manco a dirsi, alla Serenissima: tramite il fiume Piave, che attraversa la zona D.O.C. omonima in lunghezza, arrivava nella laguna di Venezia ogni genere di beni, utili a consolidare l’economia del Veneto Orientale. Il fenomeno delle ville venete, oltre che fonte di divertimento per la nobiltà veneziana, nasce dagli scambi commerciali con la Repubblica e come tentativo di sviluppare l’agricoltura nelle campagne a ridosso del fiume Piave. Non a caso i vigneti di queste terre erano noti come i “vigneti dei Dogi”.

Grappolo di uva Raboso del Piave

I vitigni a bacca bianca che fanno parte della D.O.C. sono: Chardonnay, Pinot bianco e grigio, Verduzzo e Tai (dal Tocai friulano) e Incrocio Manzoni. I vitigni a bacca rossa sono: Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot, Pinot nero e, tra i più famosi e particolari per struttura e colore, Raboso.

All’interno della D.O.C. Piave, si trova la D.O.C.G. Malanotte. D.O.C.G. sta per Denominazione di Origine Controllata e Garantita il che significa, caratteristica distintiva rispetto alla D.O.C., che la zona in questione è anche storicamente vocata alla produzione vinicola. Solitamente è racchiusa all’interno della più vasta zona D.O.C. omonima ma con regole più restrittive, dai vitigni coltivabili alla densità dei filari, dalla resa dell’uva ai trattamenti consentiti in vinificazione. Ne consegue che solo poche aree possono fregiarsi di questo titolo, garanzia di qualità e tradizione. Malanotte prende il nome dal borgo medievale omonimo, sito in Tezze di Piave (in provincia di Treviso), cuore della produzione di questo vino, la cui presenza della coltura della vite è datata addirittura al 181 a.C. Questo vino è costituito dai vitigni Raboso Piave per almeno il 70%, il resto da Raboso Veronese o altre uve a bacca rossa previste dal Disciplinare; il fatto che dal 15% al 30% delle uve vengono fatte appassire prima di essere pigiate, e il lungo affinamento in botte e bottiglia (almeno 3 anni in tutto), danno a questo vino delle caratteristiche uniche: colore rosso rubino intenso tendente al granato, al naso sentori di spezie e ciliegia, al palato corposo e austero.

Risalendo il Veneto verso Levante, ai confini con il Friuli Venezia giulia, troviamo la D.O.C.G. Lison. L’area si estende tra i fiumi Tagliamento e Livenza, tra le province di Venezia e Treviso in Veneto, Pordenone e Udine in Friuli Venezia Giulia, una vasta campagna ricca di antiche case coloniche e paesi circondati da mura medievali. La D.O.C.G. è riservata a vini ottenuti dal vitigno Tai (Tocai Friulano) per almeno l’85% e per il resto da uve a bacca bianca che siano inserite nel Disciplinare delle province di Venezia, Treviso e Pordenone. Il risultato è un vino dal colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, gradevole al naso, sapido e dalla giusta acidità al palato, senza tralasciare un piacevole sentore di legno.

Vitigno della zona D.O.C.G. Lison

Considerando la più estesa D.O.C. omonima, la zona prende il nome di Lison-Pramaggiore e si estende a Nord ai comuni di Pramaggiore, Cinto Caomaggiore, Gruaro e Teglio Veneto, a Ovest al comune di San Michele al Tagliamento, a Sud al comune di Caorle e a Est ai comuni di San Stino di Livenza, Annone veneto e Motta di Livenza. I vitigni a bacca bianca consentiti dal Disciplinare sono: Chardonnay, Pinot grigio, Sauvignon e Verduzzo. I vitigni a bacca rossa consentiti sono: Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Carmenère, Malbech e Refosco dal peduncolo rosso.

Lasciandoci la D.O.C. Lison alle spalle e percorrendo la provincia di Treviso verso Nord-Ovest si arriva ad un’altra D.O.C.G., forse la più famosa del Veneto nel mondo per quanto riguarda la produzione vinicola: la zona del Prosecco. Ma per questo dovremo aspettare il prossimo numero, intanto in alto i calici e… alla salute!

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Stefano Baldoni
Vivo a Camponogara. Nel 2012 ho pubblicato il mio primo romanzo, un thriller dal titolo “La gabbia invisibile”, edito dalla Greco&Greco di Milano. Amo scrivere e suonare il basso elettrico, giocare a calcio, leggere, ballare. Sono appassionato di vini: nel 2007 ho conseguito il diploma di sommellier.
By | 2017-01-09T08:30:00+02:00 Febbraio 2nd, 2017|Alimentazione, SALUTE & BENESSERE, Sapori e Profumi|0 Comments

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