Stranezze di Facebook e Varia Umanità

Io ho un difetto, forse due e mi fermo qua per non far cadere in facili battute soprattutto chi mi conosce bene. A volte fatico a capire certe cose, necessito più tempo del normale per comprendere. Ho riscontrato queste mie mancanze soprattutto quando si tratta di Facebook.

Riconosco l’utilità e l’importanza quando ne viene fatto un uso commerciale, ma quando si va sul personale ho molte perplessità. Leggo spesso pubblicazioni in cui si esorta a non spiare nella propria bacheca, fatto talvolta anche in modo fintamente spiritoso. Diciamo che fingendo di voler fare ridere, viene intimato a chiunque di non guardare le pubblicazioni precedenti.

La domanda sorge spontanea. Che io sappia, questo social network è di libero accesso a tutti quelli cui si dà l’amicizia, a meno che non si inserisca un particolare vincolo nel visualizzare le proprie pagine. È spesso opinione comune, ne deduco, che leggere un messaggio appena pubblicato sia buona cosa: farlo un mese dopo, equivale a spiare. Chi entra in questo social network, lo fa sapendo che le proprie informazioni diventano di dominio pubblico: perché poi lamentarsene? Continuo a non capire. Credevo di appartenere a un gruppo ristretto, per poi scoprire essere molto affollato: tutto a causa dell’aggeggio infernale ovvero lo smartphone. Cliccare cose per errore e su questo punto mi considero un’autorità.

Così ogni tanto mi arriva la notifica: “tizio ha accettato la tua richiesta di amicizia”. Chi? Io non l’ho mai chiesta! Per poi realizzare che lo ha fatto per me il mio simpatico telefono: gestisce la mia vita digitale a mia insaputa. Magari questa cosa, qualcuno perseguitato dalla giustizia potrebbe usarla in tribunale come prova a favore. Così a parlare un po’ in giro di questa bizzarria, scopro che c’è chi si è trovato di fronte a situazioni incresciose a causa del mezzo tecnologico.

Come condividere senza volerlo e senza nemmeno accorgersene, foto di un neonato di amici di altri amici che nemmeno si conoscono, per poi ricevere minacce di denuncia per interposta persona dai genitori del pupo di cui sopra, se non si annullasse la condivisione. Forse ai più non è ancora ben chiaro un concetto: di qualunque cosa si pubblichi su Facebook, si perdono i diritti di proprietà e le foto del poppante le può vedere l’amico dell’amico fino alla milionesima generazione. L’unica cosa da denunciare qua, è la sbadataggine di chi pubblica e poi minaccia.

Adesso vi rivelo un segreto inconfessabile, una notizia clamorosa: l’unico modo di mantenere la riservatezza della propria documentazione o foto varie, è non pubblicarle mai in rete. Spero di non sconvolgervi troppo con questa notizia. Credo che ognuno possa pubblicare quello che gli va, basta che sia consapevole che poi la gente può attingere a quanto pubblicato, senza poi fare tante storie.

Mi sovviene poi, che parecchio tempo fa girava un post che molti pubblicavano e che minacciava di togliere l’amicizia a chi non seguiva un lungo procedimento di clic vari in una procedura complessa, con lo scopo di impedire –di nuovo- a tutta la catena dell’amore di persone di vedere le proprie foto. Io non ho mai fatto niente e nessuno mi ha tolto l’amicizia.

Continuiamo così, facciamoci del male. In tutto questo non capirci niente, una cosa mi è sicuramente chiara: la definizione di social network è un paradosso. La socializzazione è l’ultima delle caratteristiche e, come spesso molti fanno notare, ci sono amici virtuali che quando incontri per strada non ti salutano nemmeno. È già una vecchia storia comunque. In ogni caso Mark Zuckerberg, che di Facebook è fondatore, l’ha così semplicemente descritto: “È gente che conosce gente e mi servono le loro e-mail”. Giusto per citare l’aforista Enzo Raffaele: “I social network sono gratuiti, la merce sei tu.”

Alessandro Antignani
Sono napoletano di nascita e veneto d'adozione, sono arrivato in Veneto , a Lovadina di Spresiano per l'esattezza, in un giorno di Maggio nel 2007 per un trasferimento lavorativo che doveva essere solo di pochi mesi e invece è divenuto per sempre. Scrivo perchè mi piace e mi fa stare bene, MeMagazine mi ha dato quest'opportunità di esprimermi attraverso una rubrica di cucina .Per citare Flaubert "Scrivere è un modo di vivere", nel mio caso è così: non concepirei una vita senza la scrittura e, ovviamente, senza il suo complemento indispensabile, la lettura.
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